Le ragazze di Boca Chica

In genere della Repubblica Dominicana si ha l’idea di un posto meraviglioso fatto di spiagge bianchissime e mare cristallino. Ed effettivamente è così finché non si esce dalle classiche rotte turistiche e ci si addentra lì dove si nasconde una realtà completamente diversa.

Del resto ce lo avevano detto: ”Dovete andare a vedere, vi accorgerete quale enorme bisogno di aiuto c’è sul posto”

Così siamo arrivati a Boca Chica, cittadina poverissima, dove il principale problema è costituito da giovanissimi che, abbandonati o non seguiti dalle famiglie, finiscono per vivere sulla strada e, per sopravvivere, divengono prevalentemente oggetto del turismo sessuale, quando non cercano di inserirsi, ovviamente come pedine minori, tra i trafficanti di droga.

Dopo alcuni giorni passati a conoscere il luogo e la sua concreta realtà, abbiamo deciso, per fornire un primo aiuto immediato, di sostenere una struttura locale – suggeritaci dal Conani, l’ente dominicano che si occupa della tutela dei minori a rischio – struttura che si occupa di accogliere alcune decine di bambine abbandonate, fornendo loro un riparo, la garanzia di un cibo e la frequenza della scuola.

In quella modesta struttura, il primo e più forte impatto è stato incrociare lo sguardo delle bambine, uno sguardo pieno di paura, schivo, sospettoso, che metteva a disagio per il vissuto che si percepiva.

Si trattava infatti di bambine che abusate o vittime di gravi violenze, purtroppo molto spesso, avvenute in ambito familiare, complice l’estrema ignoranza e il diffuso abuso di alcolici.

Questo dunque, il bisogno primario che andava curato.

Così abbiamo iniziato il nostro sostegno, finanziando il costo di una psicologa e di una maestra, in attesa di poter fare qualcosa di più.

Le bimbe hanno accolto con grandissimo entusiasmo la psicologa: ogni bimba ha avuto il suo turno fisso, ma tutte sono sempre in fila fuori della sua porta, perché il bisogno di parlare è fortissimo.

Anche la maestra svolge un importante lavoro, aiutando le bimbe ad organizzarsi nello studio. I primi risultati sono arrivati in breve tempo, con il miglioramento generale di tutte le bambine nel comportamento e profitto scolastico.

È stato per noi naturale confrontare la realtà di Adwa con quella di Boca Chica.

Siamo ai Caraibi, vegetazione rigogliosa, palme, piante, fiori e verde ovunque ma, a dispetto di questa apparenza di natura splendida, la situazione sociale e umana dei più poveri e deboli, delle bambine e delle donne, è veramente terribile, con un degrado morale che non avevamo mai rilevato nella pur povera Africa.

 

Peraltro, nel corso delle nostre successive visite a Boca Chica, ci siamo resi conto che, per fornire aiuti veramente concreti concernenti tutta la sfera delle persone, avremmo dovuto pensare a una piccola struttura, da noi interamente finanziata, con personale locale che risponda a noi direttamente e segua le direttive impartite, in modo di garantire un aiuto completo e costruttivo, e non un mero assistenzialismo.

 

abbiamo verificato che il tentativo di integrare la semplice accoglienza offerta alle bambine ospiti con aiuti psicologici e nei compiti scolastici, non venivano sostanzialmente compresi e condivisi dai gestori del Centro nella loro fondamentale importanza, mentre le richieste continuavano a limitarsi ad aiuti in denaro per le varie spese di gestione, depotenziando così il nostro progetto, finalizzato a garantire alle bambine un aiuto più completo, destinato soprattutto a offrire loro la possibilità di un futuro migliore.

 

Grazie alle conoscenze nel frattempo stabilite, alle precedenti esperienze nella gestione del Villaggio di Adwa, sentiti i locali uffici sociali statali, che si occupano delle persone in stato di disagio, la scelta è divenuta quella di aprire un centro di assistenza a favore delle ragazze, comprendendo in tale termine sia le preadolescenti, che le giovani donne e mamme.

Questo per cercare di difenderle dalla scelta quasi obbligata di risolvere il problema dell’esistenza attraverso la prostituzione o la collaborazione nel traffico di droga

Abbiamo quindi preso in affitto dei locali, acquistato il mobilio e le attrezzature necessari, individuato le persone con le quali operare e abbiamo perciò attivato l’attività di assistenza.

L’assistenza si concretizza e sviluppa nelle seguenti quattro direttrici:

*) aiuto psicologico, con colloqui periodici, in genere settimanali o bisettimanali, con le ragazze, molte delle quali prostitute o già madri, malgrado la giovanissima età;

*) corso di alfabetizzazione, in quanto molte ragazze non hanno mai frequentato la scuola

*) corso di inglese, che dare così alle ragazze la possibilità di essere assunte negli alberghi e ristoranti che lavorano con i turisti, come lavoranti in cucina, per le pulizie o come cameriere,

*) corsi di formazione professionale. Il primo corso attivato a grande richiesta delle ragazze, è quello di bellezza (parrucchiera/estetista), lavoro che, malgrado la grande povertà, è diffusissimo nel paese (come un po’ in tutti i paesi più poveri del Centro e Sud America) con saloni di bellezza che si trovano ad ogni angolo di strada

Introdurremo anche, non appena possibile, anche il corso professionale per imparare il mestiere di sarta e fornire un’altra possibilità concreta di lavorare in propri

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