La Scuola per ciechi

La costruzione della scuola per bambini ciechi è stata denominata “Maria Luisa” in memoria di una parente del nostro amico Nino, che ha finanziato gran parte del costo di costruzione.

La scuola ha iniziato a operare nell’anno scolastico 2008. Nell’estate precedente, le autorità locali, per favorire e diffondere la conoscenza della esistenza della scuola e per dimostrarne la utilità tra la popolazione, hanno organizzato un pre-corso, al quale hanno partecipato circa trenta bambini. Alle fine del corso sono stati anche premiati i più bravi.

La scuola ha poi avuto una inaugurazione ufficiale, alla quale, e la consideriamo l’aspetto più bello e toccante, sono intervenuti i rappresentanti della chiesa Cattolica, Ortodossa e Islamica, che hanno pronunciato tutti un breve discorso di apprezzamento, condividendo tutte le fasi della cerimonia inaugurativa.

L’idea della costruzione di una scuola per ciechi era nata alcuni anni prima e legata all’incontro di Francesco con due bambini: Hadera e il fratellino cieco G/Sghier.

Francesco aveva conosciuto, al mercato che si tiene ad Adwa il giorno di sabato. una bimba di circa 7/8 anni che girava per il mercato chiedendo l’elemosina e tirandosi dietro il fratellino cieco, di tre o quattro anni più grande, per impietosire maggiormente le persone e ottenere più elemosine.

Mentre girava per il mercato, si accorse che una piccola mano si stava infilando nella tasca dei suoi pantaloni, per rubare qualche banconota .

Era quella di Hadera.

Il sorriso e lo sguardo che la bimba, per nulla spaventata, rivolse a Francesco, lo conquistarono immediatamente, malgrado il maldestro tentativo di furto e fecero svanire, prima ancora che riuscisse a manifestarsi, ogni istintiva reazione.

Francesco vide i due bambini e, soprattutto, vide lo sguardo ed il sorriso di Hadera spuntare dal quel visetto bello e sporco. Si inginocchiò vicino a lei, le fece una carezza, le sorrise, mentre lei continuava a guardarlo ed a sorridergli. Poi la prese per mano e se la portò dietro, mentre girava per il mercato.

Francesco, quel sabato e nei sabati successivi, quando andava al mercato, chiedeva ad Hadera di fare alcuni acquisti per suo conto e, quando lei tornava con le cose che Francesco le aveva richiesto, la premiava con qualche banconota, che Hadera prendeva con orgoglio. Un modo per evitare di darle una elemosina e per cercare di stabilire pian piano con lei un rapporto di fiducia.

Un giorno, per caso, mentre girava per Adwa andando a cercare le famiglie più povere, Francesco scoprì dove abitavano i due bambini. Così fu possibile aiutarli in modo più continuo e stabilire con loro un rapporto personale, che servì a convincere il fratellino più grande ad accettare la proposta di Francesco di frequentare una scuola per ciechi.

G/Sghier si è così trasferito in un’altra cittadina, piuttosto distante da Adwa, dove esiste una scuola per ciechi che ha potuto frequentare e dove ha vissuto, ritornando ad Adwa a visitare la famiglia un paio di volte all’anno.

Una mattina, insieme alla sorella Hadera, si è presentato al nostro villaggio. Era diventato un ragazzo grande di circa 16/17 anni e, dopo averci salutato ha espresso il desiderio di parlare a tutti i bambini che vivono nel nostro villaggio.

Abbiamo accolto con sorpresa e gioia la sua richiesta e abbiamo organizzato l’incontro, al quale hanno partecipato non solo i bambini, ma anche buona parte dei lavoranti del nostro Villaggio.

G/Sghier ha cominciato a parlare, con piglio autorevole e deciso, dicendo cose inaspettate.

Così si è rivolto ai bambini: voi, vedendomi, pensate che io sia cieco? Io “ero” cieco. Voi credete che essere ciechi sia una disgrazia? Una volta lo credevo anch’io. Voi pensate che essere ciechi condanni a dover vivere chiedendo l’elemosina? Lo pensavo anch’io. Voi credete che la cecità sia una malattia che deriva da una maledizione? Lo credevo anch’io.

Poi ha preso un libro scritto in braille e, sfiorandolo con le mani, ha cominciato a leggere.

I nostri bambini, ma anche gli adulti, lo guardavano con gli occhi sgranati.

Vedete, ha detto G/Sghier, io riesco a leggere utilizzando le dita. Leggo esattamente come voi e posso anche scrivere e rileggere ciò che ho scritto. Dunque sono come voi, posso imparare le stesse cose che imparate voi a scuola. Ha quindi a cominciato a parlare di geografia, di aritmetica, di storia. Ha anche effettuato alcuni semplici calcoli, addizioni e moltiplicazioni, lasciando ancor più stupefatti i nostri bambini. Dunque, ha proseguito G/Sghier, io non sono più cieco, perché leggo e scrivo come voi. Non sono condannato a vivere per tutta la vita chiedendo l’elemosina, ma posso trovare un lavoro e, spero, proseguire negli studi. La cecità non è una disgrazia che condanna per tutta la vita, ma solo una difficoltà in più che, con la volontà, si può superare. La cecità è la conseguenza di malattie che, come nel mio caso, derivano dalla mancanza di pulizia e dalla mancanza di cure.

Io sono riuscito a vincere la “condanna” della cecità, grazie all’aiuto che mi è stato offerto. La mia vita, grazie a questa possibilità, è cambiata completamente e, per il mio futuro, ho fiducia, molta fiducia.

Anche a voi, che vivete nel Villaggio è stata offerta una possibilità, come è stata offerta a me. Non buttatela via. Ringraziate per l’occasione che vi viene donata. Impegnatevi nello studio, imparate più che potete. Sfruttate tutte le possibilità che vi sono offerte.

Siete bambini fortunati, perché avete una occasione unica, che pochi altri hanno.

Io l’ho avuta e l’ho utilizzata e oggi sono qui a dimostrarvelo.

Per il mio futuro ho anche un sogno. Vorrei essere uno dei maestri della scuola per ciechi che è stata costruita quì ad Adwa. Così potrei tornare nella mia città, con la mia famiglia, dove ho passato la mia infanzia e potrei essere di aiuto a tanti altri bambini che, come me, sono diventati ciechi, per aiutarli a capire che la cecità non deve essere considerata come un handicap insormontabile o come una maledizione, ma come una malattia che si può vincere. E spiegare anche che, con la pulizia e con le cure, è possibile evitarla.

Volevo proprio dirvi questo e dimostrarvi che è possibile.

Poi G/Sghier ha chiuso il suo libro e ci ha ringraziato per avergli dato l’opportunità di parlare.

Era lui che ci ringraziava, mentre pensavamo che nessuno, neppure dietro suggerimento, avrebbe potuto fare un discorso così bello e così concreto.

Era sceso, nella sala dove aveva parlato, un silenzio pieno commozione, rotto all’improvviso dalle grida dei bambini che gli sono corsi intorno per abbracciarlo, toccarlo, tenergli la mano.

Quando ci ha salutato, ci siamo abbracciati forte e lui si è accorto benissimo della nostra commozione. Come non esserlo? Chi poteva immaginare che da G/Sghier, il piccolo mendicante del mercato di alcuni anni prima, potesse venire un discorso così profondo e così meraviglioso.

Soprattutto nei confronti dei nostri bambini che, avendolo ascoltato da uno di loro, lo ricorderanno molto meglio e lo terranno in grande considerazione.

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