Fondazione James non morirà
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Rapporti con il bambino adottato a distanza
E’ necessario, in proposito, essere assai chiari, concreti e realisti, evitando di far sorgere aspettative anche comprensibili, ma irrealizzabili.
Le adozioni a distanza riguardano diverse centinaia di bambini, per cui non è concretamente possibile - per il numero di assistiti e per le modalità di gestione degli aiuti (vedi sezione Che cosa è –adozioni a distanza)- fornire notizie particolari e specifiche dei singoli bambini.
Tra l’altro, ove si dovessero fornire a ciascun adottante notizie specifiche di ogni singolo bambino, ciò richiederebbe l’impegno di diverse persone, quello personale di Francesco e Nevia e una enorme quantità di tempo che verrebbe sottratta a quello che è invece il nostro scopo: portare aiuto a quante più persone possibile cercando, nei limiti imposti dai mezzi e dalla situazione locale, di migliorare le condizioni alimentari, sanitarie, familiari, di istruzione.
Da parte nostra inviamo, annualmente, in occasione del Natale, una foto aggiornata del bambino assegnato in adozione a distanza, in modo che sia possibile seguirne la crescita, unitamente ad una lettera informativa dell’attività svolta ed al rendiconto delle somme ricevute.
Per coloro che ci forniscono l’indirizzo internet, inviamo anche, due o tre volte all’anno, delle comunicazioni informative generali sulla nostra attività. (vedi sezione: “Due o tre volte l’anno …”)
Peraltro una delle più frequenti richieste riguarda la possibilità di avere rapporti diretti con il bambino, attraverso l’invio di foto, lettere, regalini, giocattoli, vestiario. Parallelamente, in tali casi l’aspettativa è quella di ricevere risposta alle lettere inviate, ringraziamenti diretti, notizie personali sul bambino e la sua famiglia, le amicizie, i giochi, le condizioni di salute, una descrizione delle giornate.
Sono richieste che, nella nostra ottica occidentale, appaiono fondate e naturali ma la situazione, sul posto, è però molto diversa e le rende del tutto irrealizzabili.
Per quanto concerne la corrispondenza, l’invio di e-mail è assolutamente impossibile. Nessuno degli assistiti dispone ovviamente di un computer nè di un indirizzo internet!
L’invio per posta è praticamente impossibile. Difatti in Etiopia, non esistono indirizzi nè strade con il nome o numeri civici! La corrispondenza può avvenire solo indirizzandola ad una casella postale, per chi ne ha una. E’ evidente che le famiglie dei bambini da noi assistiti non hanno la casella postale, nè il denaro per attivarla nè alcun concreto interesse a farlo, perchè sarebbe del tutto inutilizzata.
Inoltre, per quanto concerne ad esempio la corrispondenza, vi sono delle obiettive difficoltà, legate alla lingua - ad Adwa si parla solo il tigrino ad Addis solo l’amarico, che sono lingue locali - nonchè al fatto che l’alfabeto locale utilizza segni grafici del tutto diversi dai nostri (come l’alfabeto arabo, il cirillico, ecc.).
Vi è poi il problema legato al fatto che alcuni bambini potrebbero ricevere lettere mentre altri non riceverebbero nulla, creando quindi un notevole disagio psicologico, legato anche alla cultura e mentalità locale ed un incomprensibile diverso trattamento tra i bambini: il bambino che non ricevesse nulla si considererebbe non desiderato, non amato e, quel che è peggio, ignorato,
mentre è per noi importantissimo dare a tutti i bambini anche un conforto psicologico di sentirsi amati, voluti, accettati.
Loro sanno che, in Italia, ci sono degli amici che desiderano il loro bene e li aiutano a crescere, mangiare, vestirsi, andare a scuola. E questo è necessario e sufficiente.
C’è infine da considerare che la vita - come non è facile immaginare per chi non ha mai vissuto di persona almeno una volta quelle realtà - è ben diversa che da noi: una volta risolto il problema del cibo, non vi sono particolari attività o vita sociale, così come possono essere da noi immaginate.
Ciò comporta che le notizie che possono arrivare dall’Italia siano per loro incomprensibili, così come non riuscirebbero a “comprendere” la possibilità di scrivere una lettera nè avrebbero la minima idea di quali notizie fornire, essendo lo scambio di corrispondenza del tutto estraneo alla cultura locale.
Per quanto concerne la frequenza della scuola, si deve tenere presente che, anche in questo campo, le cose sono ben diverse. Ad esempio vi sono dei bambini anche di età scolare avanzata (9/10 anni) che devono frequentare, prima della scuola, uno o due anni di asilo o pre-scuola, a causa della situazione di disagio precedente, che non consente loro di essere subito inseriti in una classe, per una serie di problemi che vanno dalla difficoltà di seguire la disciplina, ai rapporti con i compagni, alla totale ignoranza e povertà che li ha posti in uno stato di gravissime carenze mentali e psicologiche che necessitano di un periodo di adattamento e di educazione.
In altri casi bambini di età anche superiore (12/13 anni) non hanno mai frequentato la scuola, per cui devono essere inseriti nella prima classe elementare, anche se la loro età prevederebbe già la frequenza delle classi superiori.
Coloro che desiderassero inviare aiuti in natura - principalmente vestitini, scarpine ed abbigliamento per bambini da utilizzarsi per le necessità di tutti i bambini assistiti - sono pregati di prendere contatto diretto con la nostra sede di Roma per avere le indicazioni necessarie all’invio del pacco, direttamente in Etiopia.
(Vedi la sezione: ”Come aiutarci”)
Desideriamo infine evidenziare che, è possibile che il bambino assegnato in adozione a distanza venga sostituito.
In linea generale tale evento è, per il modo nel quale operiamo, non solo “normale”, ma totalmente positivo ed indicativo del successo del nostro intervento, che, grazie all’aiuto fornito con l’adozione a distanza, ha consentito di raggiungere un concreto e stabile miglioramento della situazione di vita.
Esso deriva infatti, generalmente, dalla normale evoluzione dei “progetti di lavoro” che sono lo strumento attraverso il quale cerchiamo di dare alle donne, riunendole in “gruppi di lavoro”, una concreta possibilità di costruire il proprio futuro e di rendersi indipendenti anche dagli aiuti esterni.
Questi progetti, attivati con un contributo iniziale e poi sostenuti fino a quando non sono in grado di essere autosufficienti, hanno una durata nel tempo più meno lunga ma, quando sono “realizzati”, non necessitano più dei nostri aiuti periodici.
Cessa, di conseguenza, anche l’adozione del bambino.
Ecco allora la foto di un nuovo bambino, per aiutare un’altra famiglia.
Può accadere, altre volte, che le famiglie decidano di trasferirsi altrove, presso parenti che vivono in un altro villaggio. In tali casi, ove necessario, diamo eventualmente anche gli aiuti per sostenere i costi del viaggio. E’ questo un evento non infrequente, legato al concetto di “famiglia allargata” che, sopratutto in Africa, ha una diffusione ed un’ampiezza del tutto particolari, anche con aspetti positivi. Si tratta di un evento che riguarda, principalmente, le famiglie che provengono dai villaggi, per le quali il continuo spostamento è abbastanza “normale”.
Infine, quando il bambino è cresciuto ed ha raggiunto l’età di 16/18 anni, ha frequentato e completato le scuole ed è in grado di provvedere a se stesso, aiutando magari anche la famiglia, cessiamo il nostro intervento perchè, anche in questo caso, siamo riusciti a portare a termine con successo il medesimo, sostenendo il bambino e la sua famiglia, fino al compimento del ciclo scolastico.