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    Fondazione James non morirà


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    "I Nonni del Villaggio"


    Nel Villaggio dei bambini, destinato ad orfani e bambini denutriti è giunta, del tutto imprevista ed inaspettata, la figura dei “nonni”.

    I “nonni” sono tre vecchini – Ghidei, Beyene, Johannes – rimasti soli al mondo, cosa tra l’altro rara in Africa, e senza alcun mezzo di sussistenza.

    Francesco, che ha saputo di loro, ha subito pensato che la figura dei “nonni”, potesse completare in modo splendido e tenero la realtà del Villaggio.
    Bambini denutriti che lottano per sopravvivere, orfani abbandonati e vecchini soli e senza nessuno. Quale miscela migliore per dare al Villaggio un ulteriore aspetto di tenerezza, e di completezza alla “grande famiglia” che vi abita?
    Ma come trovare un lavoretto da far svolgere loro, per giustificare lo stipendio e non umiliarli con una elemosina?
    La risposta è venuta subito in modo del tutto naturale. Appena arrivato, ciascuno dei nonni si è scelto e “creato” un proprio lavoro.

    Così ora nel Villaggio, “nonno Ghidei” è seduto sotto il porticato del Centro di Emergenza e si cura di sorvegliare i bambini ricoverati che, quando cominciano a riprendersi, scappano da tutte le parti ed hanno voglia di correre e scoprire il mondo, sia pure piccolo ma pieno di novità, visibile nel Villaggio – un uccello colorato, le farfalle, i fiori e le piante, i sassi dei vialetti, qualche strano insetto, le persone che vanno avanti e indietro. Così nonno Ghidei, che quando non è occupato sonnecchia seduto sulla sedia appoggiato al suo bastone, controlla che non si allontanino e non si facciano male, li tiene vicini a sé, raccontando loro delle storie o spiegando il piccolo mondo che li circonda, oppure giocando con loro.
    Ghidei, tra l’altro, parla benissimo l’italiano, avendo lavorato per molti anni con imprese italiane.

    Nonno Beyene”, invece, ha chiesto di occuparsi della cura dei vialetti del Villaggio. Controlla che non spuntino delle erbacce e le strappa non appena ne vede qualcuna. Poi controlla la ghiaia dei vialetti, che non è levigata ed uniforme come quella che troviamo nei nostri giardini, per cui, quando trova dei pezzetti più grandi li frantuma con un martello, anche per evitare che i bambini cadendo, possano farsi male. Durante il giorno sta quindi seduto, secondo l’usanza locale, su uno sgabellino basso, basso, con in testa un cappello a larghe tese, e si protegge dal sole con una lamiera che gli fa ombra, appoggiata per terra e tenuta in piedi da alcuni sassi, che sposta, man mano che si sposta anche lui. Ogni tanto alcuni bambini vanno a trovarlo, gli parlano, si interessano al suo strano lavoro, giocano con lui.

    Infine “nonno Johannes” che ha voluto occuparsi della cura delle piante e dei fiori ed un poco anche dell’orto. Gira quindi lungo i vialetti, toglie le foglie ed i fiori appassiti, zappetta la terra intorno alle piante ed ai fiori, mette un po’ di concime, annaffia al mattino od alla sera, pianta nuovi fiori nella aiuole e nei vialetti del Villaggio. Quando ha tempo scende nell’orto ed aiuta gli altri due giardinieri.

    I tre nonni arrivano nel Villaggio al mattino mentre, la sera, tornano alle loro case.
    Ma durante il giorno vivono nel Villaggio, dove si sentono ancora utili e vitali, guadagnano dignitosamente la loro sussistenza, godendo del rispetto che, in Africa, è riservato agli anziani.
    A contatto con i bambini, raccontano loro storie meravigliose e fantastiche e sognano, insieme, in quel piccolo “paradiso” del Villaggio.










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