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    Fondazione James non morirà


    email: info@jamesnonmorira.org


    Dove Operiamo


    La nostra attività si svolge in Ethiopia, una delle nazioni del “Corno d’Africa” e la più antica nazione indipendente dell’Africa, conosciuta come “Abissinia”, fino al XX^ secolo.Confina a nord con l’Eritrea e Djibouti; ad est con la Somalia; a sud con la Somalia ed il Kenia; ad ovest con il Sudan. Nei primi secoli ospitò il regno cristiano di Aksum e, nel XV^ secolo, divenne un impero cristiano. Successivamente fu divisa in molteplici regni, fino alla loro riunificazione sotto Menelik II^ nel 1880. L’Eritrea ha fatto parte dell’Ethiopia fino al 1993 quando, a seguito di una guerra civile, è divenuta una nazione indipendente.

    Ha una superficie di 1.133.380 kmq ed una popolazione che le stime del 2000 – considerata l’inesistenza di un’anagrafe ufficiale - davano in circa 63,5 milioni di abitanti, mentre le stime del 2004, danno in circa 67,8 milioni.
    La capitale è Addis Ababa, che conta, secondo le stime ufficiali, più di 3 milioni di abitanti. La popolazione si compone di più di 70 diversi gruppi etnici.
    I più consistenti sono quelli degli Amhara e dei Tigrinya, che rappresentano oltre il 30% della popolazione e sono concentrati nel nordovest (quindi anche ad Adwa) e quello degli Oromo, che rappresenta circa il 40% ed è concentrato nel sudovest. La conseguenza di tale diversità etnica comporta anche la coesistenza di non meno di 70 diverse lingue parlate. La lingua ufficiale è l’amharico, parlato da circa la metà della popolazione.
    Ad Adwa, invece, si parla la lingua tigrinya.

    Circa il 40% della popolazione è di religione cristiana ortodossa, di rito copto, mentre circa il 45% è di religione musulmana. La religione cristiana è predominante al nord, mentre quella musulmana è prevalente al sud.
    La moneta è il birr che vale attualmente circa 1/10 di euro (10 birr = 1 €).
    I trasporti via terra sono resi assai difficili dalla conformazione del terreno. Solo il 40% circa delle strade esistenti è pavimentato. La maggior parte delle persone, nelle aree non urbane, si muove a piedi o con l’ausilio di animali (somarelli o cammelli) per il trasporto dei pesi maggiori.
    Addis Ababa è collegata per ferrovia con il porto di Djibouti.

    Il reddito medio pro capite è di US$ 100 per anno (stima 2000). E’ quindi una tra le più povere nazioni del mondo.
    L’aspettativa di vita alla nascita è di 42/43 anni. Circa l’80% della popolazione è dedita all’agricoltura ed alla pastorizia che, peraltro, sono
    quasi sempre di pura sussistenza, anche per il grave problema dell’erosione del suolo, causata dalla sua conformazione geologica che ne favorisce il dilavamento nel periodo delle piogge, che hanno carattere torrenziale.
    L’agricoltura è inoltre scarsamente meccanizzata (si usano ancora aratri di legno) e per la maggior parte dei lavori pesanti vengono usati i buoi.
    La desertificazione è poi favorita dalla deforestazione, conseguenza del larghissimo consumo di legna da parte della popolazione, come fonte primaria di energia. L’industria esistente è fortemente orientata alla lavorazione dei prodotti agricoli. Difatti una delle più importanti risorse economiche del paese è costituita dalla coltivazione e dall’esportazione del caffè, che occupa una larga parte della popolazione.
    L’Ethiopia ha un notevole potenziale idroelettrico. Nel 2001 il 98% dell’energia prodotta derivava da centrali di questo tipo che, peraltro, sono largamente dipendenti dalla regolarità delle piogge.

    Si valuta che, al presente, solo il 44% della popolazione sia alfabetizzato, ma l’incremento negli ultimi 50 anni è stato grande, se si considera che nel 1952, tale percentuale era solo del 4%.
    Esiste comunque il libero e gratuito accesso alle scuole, dalle elementari alle superiori. Le scuole esistenti sono in grado di accogliere, complessivamente, circa i due terzi dei bambini e ragazzi in età scolare. Nel 2000 gli studenti che hanno frequentato le scuole primarie sono stati 6,7 milioni e quelli che hanno frequentato le secondarie circa 1,5 milioni, per un totale di 8,2 milioni di studenti. Se si considera che circa il 45% della popolazione è al disotto dei 15 anni (quindi circa 30 milioni), si ricava che la frequenza complessiva della scuola può stimarsi intorno al 27%, quindi meno della metà della potenzialità di accoglienza del sistema scolastico.


    N.B. (dati tratti da atlante MSN Encarta – settembre 2004)

    La nostra Fondazione opera, in particolare, nella zona Nord dell’Ethiopia, a pochi chilometri dal confine con l’Eritrea, nella città di Adwa, teatro della famosa battaglia del 1896 e, successivamente, anche della guerra del 1936.La città fa parte della regione del Tigray, una delle nove regioni nelle quali è divisa l’Ethiopia.

    La zona fa parte dell’Ethiopian Plateau, un altopiano che copre circa la metà dell’intera superficie del paese. L’altezza media dell’altopiano è di circa 1.700 metri. Nella zona di Adwa l’altezza è di circa 1.900 metri.

    Nella regione il clima è subtropicale/desertico, con una temperatura media di 22° - ma con sensibili variazioni tra il giorno e la notte ed a seconda delle stagioni - e con una stagione delle grandi piogge che va da Giugno a Settembre ed una breve stagione delle piccole piogge che si colloca, quando si verifica, tra Febbraio e Marzo.

    Dal punto di vista paesaggistico la zone è bellissima, con catene montuose, valli, canyon. Il paesaggio muta a seconda delle stagioni. In genere si presenta arido e desertico, salvo nel periodo successivo alla stagione delle piogge, quando, purtroppo per poco tempo, il verde è ovunque.

    L’amministrazione locale ci ha messo a disposizione un terreno di poco meno di due ettari (circa 17.000 metri quadrati) dove abbiamo costruito il nostro “Villaggio”, che è sorto in tempi rapidissimi (le costruzioni sono iniziate nel 2004 ed il Villaggio ha iniziato ad operare nel Febbraio del 2005).

    Il terreno è all’estrema periferia della città, anche se adesso un programma edilizio sta facendo sorgere, intorno al nostro “Villaggio”, numerose case di nuova costruzione, poichè in quella zona dovrebbe passare la nuova strada che unirà Adwa alla capitale Addis Abeba, distante circa 1.100 chilometri, per raggiungere la quale, con le strade attuali, occorrono circa due giorni con il fuoristrada e tre/quattro giorni con gli autocarri.

    La cittadina di Axum, dove si trova l’aeroporto, è raggiungibile in 30/40 minuti di auto. Il volo per la capitale Addis Ababa è quotidiano con una durata che può variare, a seconda del numero degli scali, da un’ora e mezza a tre ore e mezza.

    Le altre cittadine circostanti, come Adigrat e Mekelle, pur non essendo molto distanti – Adigrat si trova a circa 120 chilometri e Mekelle a circa 250 km - sono raggiungibili, rispettivamente, con circa due ore e mezza e cinque ore di fuoristrada, per le condizioni delle strade e per la conformazione del terreno che le rende tortuose e piene di salite e discese, anche con valichi di oltre 3000 metri.

    La zona è piena di villaggi di varie dimensioni, alcuni dei quali formano un agglomerato urbano, mentre altri sono costituiti unicamente da capanne sparse e distanti tra di loro da alcune decine ad alcune centinaia di metri, senza alcun nucleo centrale né alcuna attività commerciale, anche minuscola, che permetta di acquistare beni di qualsiasi natura.

    L’economia di questi villaggi, che raccolgono gran parte della popolazione, è eminentemente agricola di pura sussistenza ed il denaro non ha, di fatto, alcuna utilità pratica. Quando occorre acquistare qualcosa - un attrezzo agricolo, una tanica di plastica per raccogliere l’acqua, una bottiglia od un contenitore di vetro, un paio di sandali, una pecora – ci si reca a piedi al mercato del sabato di Adwa, percorrendo a volte alcune decine di chilometri, per vendere i prodotti agricoli disponibili in quel momento, qualche pollo, qualche manufatto di argilla e, con il ricavato, acquistare ciò che occorre. Se non si ricava il necessario o non si vende quello che si è portato, occorre attendere il mercato della settimana successiva.

    La cittadina di Adwa sta avendo un rapido sviluppo edilizio, anche se la povertà, concentrata nei villaggi ed alla periferia della cittadina, è enorme. Ad Adwa sono ancora in piedi alcuni edifici costruiti dagli italiani durante le guerre del 1896 e del 1936, che vengono adibiti ad usi pubblici. Nella cittadina vi sono alcuni negozi, sta sorgendo qualche albergo e ristorante, naturalmente di livello adeguato alle esigenze locali.

    Infine una curiosità.
    Una delle suore più anziane di Madre Teresa, presenti ad Adwa, ci ha raccontato recentemente che il terreno dove sorge ora il Villaggio, era stato scelto da Madre Teresa quando, circa 18 anni fa, era venuta ad Adwa per creare la sua casa di accoglienza, ma non le era stato concesso perchè adibito, all’epoca, ad altri usi.


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