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    Fondazione James non morirà - Onlus
    email: info@jamesnonmorira.org

    Sez. - Dove



     

    IL BILANCIO SPIEGATO

     
    (cliccare sulle singole righe per visualizzare i testi)

    1) LA NOSTRA IDENTITÀ
      
      
    1.b) La “missione”
      1.c) Settore di attività
      1.d) Struttura e organizzazione
    2) LA GESTIONE
      2.a) Modello operativo
        2.a.1) Tutela degli orfani abbandonati
        2.a.2) Contrasto della denutrizione infantile
        2.a.3) Promozione culturale ed umana
        2.a.4) Istruzione
        2.a.5) Assistenza alle famiglie più povere
        2.a.6) Promozione della donna
        2.a.7) Creazione di opportunità di lavoro
      2.b) Raccolta fondi
        2.b.1) Tipologia delle entrate
        2.b.2) Tipologia dei donatori
      2.c) Gestione patrimonio
    3) RISULTATI CONSEGUITI
    4) VALUTAZIONE E IMPATTO SOCIALE

    1) LA NOSTRA IDENTITÀ

    1.a) La nostra storia

    La Fondazione è stata costituita nell’aprile 2002, ad iniziativa di un intero gruppo familiare di Roma, composto dai genitori e due figli, ai quali si è aggiunta, nel 2005, Nevia la moglie di Francesco.

    Nell’Ottobre 2002, Francesco (e dal 2005 anche Nevia) ha deciso di vivere stabilmente ad Adwa, in Etiopia, dove la Fondazione ha scelto di operare. Nel 2005 è stato aperto il Villaggio dei bambini” costruito nell’anno precedente, per ospitare in permanenza 100/120 orfani abbandonati. All’interno del Villaggio opera anche un “Centro di Emergenza Alimentare” che può ospitare circa 20 bambini gravemente denutriti con le loro mamme, per la terapia alimentare e di reidratazione.

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    1.b) La “missione”

    La nostra “missione” o la “finalità”, può essere sintetizzata nella frase: “aiutare a non aver più bisogno di aiuto”

    Nello specifico, ci adoperiamo per assistere ed aiutare concretamente, in modo particolare, i bambini orfani, le donne, le famiglie in difficoltà, i bambini in grave stato di denutrizione, nonché ammalati, infermi, handicappati.

    Per i bambini orfani che vivono nel Villaggio, la finalità è di consentire una crescita, soprattutto nella prima infanzia, in un ambiente familiare, stabile e sereno, con delle figure parentali di riferimento, sviluppando una capacità e sensibilità affettiva, basilare per il processo educativo. Si punta a sviluppare il senso di responsabilità, migliorare l’apprendimento scolastico attraverso metodi di studio non mnemonici; educare all’apprendimento ed al rispetto di alcuni fondamentali valori umani, sociali e culturali; infondere la fiducia in se stessi. Il tutto con lo scopo di favorire una evoluzione personale che consenta la crescita di persone adulte, mature e responsabili, aperte ai rapporti con gli altri e con le novità del mondo, in grado di effettuare le proprie scelte in modo motivato ed autonomo, prescindendo da ogni forma di condizionamento.

    Per le donne capofamiglia e le famiglie in difficoltà, l’aiuto esclude ogni assistenzialismi e punta sullo sviluppo di “progetti di lavoro” nei quali vengono coinvolte le donne, anche per favorire la loro emancipazione ed indipendenza, anche economica, l’acquisizione di una maggiore fiducia in se stesse, la coscienza della propria identità.
    La partecipazione di ciascuna donna al progetto è condizionata alla frequenza della scuola da parte dei figli della medesima ed alla verifica periodica, nei limiti del possibile, che alla partecipazione al progetto corrisponda un miglioramento delle condizioni generali di vita della famiglia.

    Per i bambini denutriti, l’aiuto avviene mediante il ricovero nel “Centro di Emergenza alimentare” che opera all’interno del Villaggio. I bambini, assistiti dalle loro mamme, vengono curati fondamentalmente con una adeguata terapia alimentare, di reidratazione.

    Vengono anche sostenuti alcuni progetti a favore della comunità locale. I due principali sono stati la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa e la costruzione di una scuola per bambini ciechi, unica nella zona.

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    1.c) settore di attività

    L’attività è indirizzata e svolta unicamente al settore dell’assistenza e beneficenza a favore della popolazione etiopica e, in particolare di quella di Adwa e della regione del Tigray, ai confini con l’Eritrea. In particolare, l’attività è indirizzata, finalizzata e svolta nei seguenti settori:
    a) tutela degli orfani abbandonati;
    b) contrasto della denutrizione infantile;
    c) promozione culturale ed umana;
    d) istruzione;
    e) assistenza alle famiglie più povere;
    f) promozione della donna.
    g) creazione di opportunità di lavoro

    1.d) La struttura e l’organizzazione

    Non esistono dipendenti o collaboratori retribuiti, quindi nessuna struttura gerarchica. La struttura e l’organizzazione sono costituite unicamente da volontari che operano in modo totalmente gratuito. I cinque volontari che operano stabilmente sono i quattro fondatori e Nevia, la moglie di Francesco.

    Francesco e Nevia vivono stabilmente in Etiopia, ad Adwa, all’interno del Villaggio occupandosi, a tempo pieno, della gestione del medesimo, n el Centro di Emergenza, dei progetti di lavoro e di tutta la nostra attività in loco.

    Gli altri componenti della famiglia si occupano, in Italia, di seguire e tenere i rapporti con i donatori ed offerenti nonchè di svolgere tutta l’attività amministrativa e contabile.

    Occasionalmente e per brevi periodi, si è potuto contare su alcuni volontari, prevalentemente medici. Per altri volontari, con differenti professionalità si è valutato, di volta in volta, il tipo di professionalità offerta, da coordinare con le effettive necessità derivanti dalle nostre attività ad Adwa e con la disponibilità ed adattabilità del volontario, considerato che non esiste una struttura specifica destinata ai volontari che devono condividere le strutture ed i servizi del Villaggio dove usufruiscono di vitto ed alloggio.
    I volontari operano in modo del tutto gratuito accollandosi anche le spese di viaggio ed ogni altro eventuale costo connesso.

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    2) LA GESTIONE

    2.a) Modello operativo

    L’attività di “missione” e di erogazione avviene unicamente in Etiopia.
    Alla stessa provvedono e sovrintendono direttamente Francesco e Nevia, che vivono stabilmente in Etiopia, all’interno del “Villaggio dei Bambini”. A tal fine, ed in relazione ai settori di attività ai quali ci si riferisce, l’operatività si sviluppa secondo il seguente schema:

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    2.a.1) Tutela degli orfani abbandonati

    L’attività viene svolta all’interno del “Villaggio dei Bambini”, dove gli orfani abbandonati vivono in permanenza, affidati legalmente a Francesco. Quelli abbandonati, dei quali non si ha alcuna notizia dei genitori, assumono anche il cognome “Francesco”, secondo la legge etiopica che attribuisce, come cognome, il nome di battesimo del padre.
    Le finalità che si perseguono sono dirette a far vivere ai bambini una infanzia ed un’adolescenza serene, in un ambiente familiare, stabile, con figure parentali di riferimento (Francesco e Nevia), altrimenti mancanti e, conseguentemente, lo sviluppo di una capacità e sensibilità affettiva. Su queste basi, essenziali per consentire un armonico sviluppo della persona, si inseriscono:
    *) una educazione volta a sviluppare il senso di responsabilità;
    *) una motivazione e finalizzazione degli studi;
    *) un metodo di studio non mnemonico ma volto alla comprensione ed alla verifica della possibilità di applicazione ed utilizzo delle nozioni acquisite;
    *) la comprensione, l’accettazione ed il rispetto di alcuni valori fondamentali e di alcune regole di comportamento per la vita quotidiana;
    *) una evoluzione personale che permetta di effettuare le proprie scelte ed affrontare le problematiche di ogni genere in modo personale, motivato ed autonomo, prescindendo da ogni forma di condizionamento.

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    2.a.2) Contrasto della denutrizione infantile;

    L’attività viene svolta attraverso il “Centro di Emergenza Alimentare”, una struttura che consente di ospitare in modo permanente fino a 20 bambini denutriti, insieme alle loro mamme. L’età dei bambini varia dal periodo neonatale (casi nei quali la madre è morta di parto) ad un’età più avanzata (in genere uno o due anni, ma anche fino a tre o quattro anni) La denutrizione, nella maggior parte dei casi, deriva da situazioni contingenti (morte della madre, malattie, ecc). ovvero da situazioni di povertà familiare. La struttura, alla quale attendono due esperte infermiere professionali locali, opera in modo semplice ma efficace, provvedendo a fornire ai bambini una alimentazione adeguata e bilanciata somministrata anche, ove necessario per i più deboli, attraverso sondini gastrici e flebo. La cucina del Centro provvede, per i bambini più grandicelli e già svezzati, a preparare il cibo secondo un programma alimentare prestabilito, che consente di fornire un’alimentazione varia ed integrata, a differenza di quella locale che, per motivi culturali ed economici, è in genere piuttosto monotona ed uniforme.

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    2.a.3)Promozione culturale ed umana;

    L’attività in questione è svolta non in modo specifico e diretto, ma attraverso le varie iniziative.

    Per i bambini orfani abbandonati, che vivono all’interno del Villaggio, si punta su una formazione da ottenere, come indicato nello specifico paragrafo, attraverso una educazione di tipo familiare, basata prima di tutto sulla creazione di un rapporto affettivo e, parallelamente, sulla sollecitazione del senso di responsabilità, comprensione del valore dello studio e della istruzione come mezzo di crescita umana, educazione igienico sanitaria ed alimentare, seguendo in sostanza ciascuno degli orfanelli come si fa per un proprio figlio.

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    Per le donne che fanno parte dei progetti di lavoro, la promozione, come viene indicato nello specifico paragrafo, si ottiene sollecitando e sostenendo lo sviluppo del progetto, per una indipendenza economica, una maggiore fiducia nelle proprie capacità, una conseguente autonomia,

    Vengono anche sostenuti alcuni progetti di utilità sociale di tutta la comunità cittadina o della regione, come è stato per la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale di Adwa, la costruzione di una scuola pere bambini ciechi, la costruzione di un centro di aggregazione per i ragazzi di alcuni villaggi particolarmente isolati e disagiati.

    La validità del lavoro svolto e di tale tipo di approccio alla realtà locale, risulta dimostrata da alcune formali attestazioni di riconoscimento, rilasciateci dalle autorità etiopiche.

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    2.a.4) Istruzione;

    L’istruzione dei bambini che vivono nel “Villaggio” è così strutturata.

    I bambini in età prescolare (fino a sei anni), frequentano l’asilo che esiste all’interno del Villaggio, curato da due maestre locali che intrattengono i bambini con adeguate attività e forniscono anche qualche rudimento di inglese. Alle stesse cerchiamo anche di trasmettere nuove forme di gioco ed attività finalizzate allo sviluppo e coordinamento motorio e della manualità, al riconoscimento delle forme, alla comprensione spazio temporale, alla correlazione di fatti, ecc.
    Successivamente i bambini frequentano la scuola pubblica fino al completamento del ciclo di studi (dodicesima classe) e, se manifestano attitudine ed interesse, anche la frequenza di ulteriori corsi professionali o di studi universitari.
    Peraltro, all’interno del Villaggio, una delle finalità che si perseguono è quella di motivare e far comprendere come la frequenza della scuola, sia una prospettiva per una migliore qualità di vita futura, di possibilità di lavoro, di sviluppo personale. Per far questo si cerca di integrare le nozioni scolastiche, con insegnanti di sostegno e con l’impegno personale di Francesco e Nevia e, quando possibile anche degli altri familiari, per insegnare un metodo di studio che non sia esclusivamente mnemonico e per far verificare alcune pratiche applicazioni delle nozioni acquisite. Ciò permette ai bambini di apprendere in modo più consapevole, consente di acquisire una capacità di collegamento e di pratica applicazione degli studi, dona quindi una valida motivazione ed un interesse alla scuola.

    Per i bambini che vivono presso le proprie famiglie e che, in larga parte, sono figli delle donne impegnate nei progetti di lavoro, ci si deve necessariamente limitare a controllare la frequenza della scuola, attraverso l’esibizione delle pagelle periodiche e di quella annuale.
    Si è comunque verificato che, risolti od attenuati i problemi di mera sussistenza e sopravvivenza, la frequenza della scuola da parte dei bambini, risulta assai elevata.

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    2.a.5) Assistenza alle famiglie più povere;

    L’attività in questione, per la verità, non è la nostra principale e, a stretto rigore, non dovrebbe rientrare tra quelle per le quali profondiamo il nostro impegno personale, che sono rivolte all’assistenza degli orfani abbandonati, alla promozione della donna, all’assistenza dei bimbi denutriti.
    Peraltro, a volte, ci siamo trovati di fronte a situazioni particolari nelle quali, ad esempio, non poteva essere chiesto un impegno lavorativo (una madre con un eccessivo numero di figli a carico, una nonna anziana con a carico i nipoti, una madre gravemente ammalata, ecc.).
    Casi del genere sono assai numerosi ma, come detto, non rientrano nelle nostre finalità.
    Peraltro, in alcune occasioni, ci siamo resi conto che un aiuto avrebbe potuto consentire la frequenza della scuola da parte di alcuni bambini e sopratutto bambine, altrimenti destinate a rimanere analfabete perché obbligate a lavorare od a prendersi cura della casa e dei numerosi fratelli e sorelle, in sostituzione della madre, occupata in qualche lavoro per sostenere la numerosa famiglia. In tali casi eroghiamo comunque degli aiuti perché gli stessi consentono alle madri di poter dedicare il tempo necessario alla cura della famiglia, liberando in tal modo le bambine e raggiungendo quindi, sia pure in modo indiretto ma comunque concreto, alcune delle finalità che costituiscono le nostre priorità e la nostra “missione”: frequenza della scuola, alimentazione più regolare, miglioramento dell’igiene, assistenza medica in caso di malattie, ecc.

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    2.a.6) Promozione della donna.

    L’attività - che punta su una emancipazione economica, in grado di consentire alle donne una indipendenza ed autonomia e, conseguentemente, una coscienza delle proprie capacità ed una fiducia in se stesse - viene svolta attraverso la creazione dei “progetti di lavoro”. Le donne si riuniscono tra loro in gruppi (una sorta di cooperativa informale) per gestire insieme un “progetto di lavoro”. I progetti possono essere proposti da noi, dalle autorità locali, dagli stessi gruppi delle donne. I gruppi di lavoro vengono finanziati con una somma iniziale necessaria a consentire la prima operatività. Periodicamente si forniscono altri aiuti, verificando il funzionamento del progetto, l’effettivo impegno delle donne del gruppo e le concrete possibilità di futuro sviluppo. Il funzionamento è analogo alla cooperativa con le donne che, nella sostanza, sono dei soci lavoratori del gruppo e, nei limiti della redditività del medesimo, si attribuiscono o ripartiscono una retribuzione. Il nostro sostegno serve a consentire alle donne partecipanti di potersi ripartire il compenso per l’attività lavorativa, fino a quando il progetto di lavoro non è in grado di consentire, in modo autonomo, il pagamento integrale della retribuzione. Il nostro sostegno è quindi decrescente nel tempo, anche se si cerca, in varie forme, di mantenere un legame anche economico, per verificare che il progetto continui nel tempo. Motivi culturali (alcune donne sono analfabete, litigi per motivi estremamente futili, ecc.) ovvero situazioni familiari (nascita di un nuovo figlio, trasferimento in altra zona, malattie, ecc.) potrebbero infatti minacciare seriamente la prosecuzione del progetto e la partecipazione al medesimo di tutte le donne. Il progetto, tra l’altro, per come è strutturato, rappresenta una novità e non vi è quindi nessuna esperienza e nessuna cultura su come fronteggiare le difficoltà. Il legame con noi, evita o consente di fronteggiare e superare tali problematiche.

    La validità del lavoro svolto e di tale tipo di approccio al problema della promozione femminile, inclusa la politica di esclusione delle donne miranti solo all’assistenzialismo, è attestato da riconoscimenti formali delle autorità locali, nonché dal particolare successo ottenuto da alcuni dei nostri gruppi di lavoro, che sono stati portati come esempio - anche attraverso servizi mandati in onda dalla televisione nazionale etiopica - di come gli aiuti, opportunamente finalizzati, consentano di ottenere risultati concreti, soddisfacenti e permanenti.

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    2.a.7) Creazione di opportunità di lavoro

    L’attività è svolta, in modo prevalente, attraverso i “progetti di lavoro”, ampiamente illustrati nel paragrafo dedicato alla promozione della donna. In tali progetti sono occupate numerose donne, nonché alcuni uomini, come nel progetto di gestione di un mulino, affidato ad alcuni ex soldati invalidi.

    A fianco dei “progetti di lavoro”, altre opportunità sono costituite dalle necessità derivanti dalle attività collegate alla gestione del Villaggio. Difatti lavorano nel Villaggio numerosi dipendenti: guardiani, “mamies” (tate), giardinieri, donne delle pulizie, infermiere, maestre per l’asilo, insegnanti di sostegno, persone addette alla nursery, personale dello staff creato per acquisire esperienza nella gestione e conduzione del Villaggio.

    2.b) Raccolta fondi

    2.b.1) Tipologia delle entrate

    Considerato il nostro tipo di attività e le nostre scelte operative, la raccolta dei fondi, necessari allo svolgimento dell’attività, avviene principalmente attraverso:
    *) le adozioni a distanza,
    *) le offerte per il “Centro di Emergenza”
    *) le offerte libere
    *) occasionalmente, con beni in natura utilizzati direttamente ovvero con beni in natura che possono essere tramutati in denaro.

    Adozioni a distanza

    Le adozioni a distanza prevedono un impegno (morale) periodico, mantenuto nel tempo e riguardano, in larga parte, i bambini figli delle donne impegnate nei “progetti di Lavoro”, ovvero delle persone che lavorano nel Villaggio o per il Villaggio. In tal modo vengono anche sostenuti e finanziati i “progetti di lavoro” e fronteggiati gli oneri per le retribuzioni delle persone che lavorano nel Villaggio o per il Villaggio.

    Offerte per il “Centro di Emergenza”

    Sono quelle offerte specificamente destinate dal donatore, sia per importo che per indicazione, al sostegno dell’attività del “Centro di Emergenza”, quindi al funzionamento di tale struttura, dedicata a fronteggiare, in via permanente, il grave problema della denutrizione infantile.

    Offerte libere

    Si tratta di tutte le altre offerte, svincolate da qualsiasi periodicità od impegno e derivanti dalla sensibilità e scelta dei donatori che, peraltro, in numero rilevante, ripetono le donazioni sia annualmente che con cadenze variabili.
    Molte di tali offerte derivano da scelte di nostri sostenitori che, in occasione di ricorrenze od avvenimenti particolari (matrimoni, battesimi, comunioni, compleanni, anniversari, ecc.), chiedono ai propri amici o partecipanti all’evento, di sostituire il denaro altrimenti speso per i regali, con una donazione a nostro favore. Ovvero decidono, in sostituzione delle bomboniere, di devolvere a nostro favore, l’importo alle stesse destinato.
    Inoltre, in occasione delle festività natalizie, alcune aziende segnalano ai loro clienti di avere destinato a noi le somme altrimenti stanziate per omaggi di vario genere. Altre persone scelgono, per motivazioni legate ad eventi personali ovvero per ricordare un loro caro, di “celebrare” questi momenti, con una offerta destinata a sostenere la nostra attività.

    Beni in natura

    Le donazioni di beni in natura sono costituite, in larghissima parte, da abbigliamento per bambini, o da altri beni di consumo per l’attività del Villaggio. Peraltro, in alcune occasioni, ci sono stati devoluti da aziende, beni di un certo valore economico, non utilizzabili direttamente nella nostra attività, ma che è stato possibile monetizzare.

    Andamento delle entrate

    Le entrate mostrano un andamento crescente negli anni, come evidenziato nel grafico sotto riportato, nel quale sono indicate, separatamente, le entrate per donazioni, quelle per beni in natura e gli interessi attivi.

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    2.b.2) Tipologia dei donatori

    Da quanto sopra esposto si rileva che le donazioni provengono esclusivamente da privati od aziende Inoltre, per nostra scelta, non spendiamo nulla in attività promozionale e pubblicitaria, che è legata unicamente al passaparola. Del pari non svolgiamo alcuna attività economica o commerciale tesa a procurare fondi, nè che il nostro nome venga utilizzato a scopo promozionale o pubblicitario per favorire la vendita di prodotti o servizi di terzi. Infine, non richiediamo finanziamenti o contributi ad enti pubblici, nazionali o sopranazionali.

    2.c) Gestione patrimonio

    La Fondazione ha come finalità quella di erogare tutti i fondi ricevuti, destinandoli alle attività della propria “mission”. Conseguentemente non vengono effettuati accantonamenti tendenti ad accrescere il patrimonio od il fondo di dotazione che resta, invece, quello iniziale.
    Le donazioni ricevute vengono interamente destinate all’attività istituzionale. Una parte viene erogata direttamente nei progetti e nelle attività già in corso (progetti di lavoro, gestione del Villaggio, Centro di Emergenza, ecc.).
    Le somme che non ,sono immediatamente erogate vengono destinate ed accantonate, in bilancio, ad appositi fondi, necessari per fronteggiare gli impegni futuri conseguenti alle finalità perseguite ed illustrate nel paragrafo “modello operativo”.
    Si tratta del “fondo futuro bambini”, destinato a fronteggiare i costi connessi con la crescita dei bambini del Villaggio e con la loro futura indipendenza (costruzione di una casetta, avvio di un’attività lavorativa, mantenimento agli studi universitari, ecc.) e del “fondo disponibilità”, destinato a fronteggiare gli oneri ordinari ma non periodici (manutenzioni, scavo di un nuovo pozzo, ecc.) od il sostegno di specifici progetti (scuola per ciechi, ecc.).

    Le conseguenti disponibilità finanziarie tempo per tempo esistenti, sono impiegate unicamente in operazioni di pronti contro termine, con una durata scelta di volta in volta, in relazione all’andamento dei tassi ed alle prevedibili necessità finanziarie nel periodo di durata dell’operazione od immediatamente successive alla scadenza della stessa.

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    3) I RISULTATI CONSEGUITI

    L’attività da noi svolta può essere sintetizzata in alcuni semplici dati, riferiti al 31 Ottobre 2008

    *) Gli orfanelli che già vivono in via permanente nel “Villaggio” sono 66.
    Di questi, 47 sono già stati adottati a distanza; gli altri sono in attesa di adozione. Per i bambini più piccoli abbiamo attivato, nel Villaggio, una pre-scuola materna.
    *) I “gruppi di lavoro” sono 20 e vi lavorano 201 donne. Tre ditali gruppi sono stati premiati dalle autorità regionali etiopiche , per il loro impegno e per gli eccezionali risultati ottenuti. *) Nel “Centro di Emergenza” sono stati accolti, complessivamente, 267 bambini gravemente denutriti, molti dei quali anche seriamente ammalati (Tbc, polmonite, Aids, ecc).
    Quelli guariti sono stati 247; gli “insuccessi” sono stati 20.
    *) Attraverso la struttura del “Centro di Emergenza” è stata anche fornita assistenza gratuita (visite, medicine, ricoveri, ecc.) a 768 persone.
    Di queste, 34 sono state inviate agli ospedali di Addis Ababa o di Mekellè per le cure, sostenendo tutti i costi di viaggio e soggiorno.
    *) E’ stata realizzata una scuola per 100 bambini ciechi, unica nella zona.
    *) E’ stato scavato, all’interno del Villaggio, un secondo pozzo.

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    4) VALUTAZIONE E IMPATTO SOCIALE

    La valutazione della nostra attività e l’impatto sociale della medesima, possono essere compresi considerando che le autorità locali ci hanno rilasciato alcuni attestati di riconoscimento per l’attività svolta e, in particolare:

    *) per la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’Ospedale pubblico
    *) per l’attività svolta per la promozione della donna (in particolare con i progetti di lavoro);
    *) per “ ... le buone relazioni e la cooperazione, tesa a cercare di risolvere il problema della povertà”
    *) per l’attività svolta per “ ... rendere i poveri sufficienti ed indipendenti dagli aiuti esterni;”

    Inoltre tre dei nostri “gruppi di lavoro”, sono stati premiati dalle autorità regionali etiopiche, per il loro impegno e per gli eccezionali risultati ottenuti e, sulla loro attività, sono stati girati dei filmati mandati in onda dalla televisione nazionale etiopica per evidenziare come gli aiuti, opportunamente finalizzati, consentano di ottenere risultati concreti, soddisfacenti e permanenti.

    c/c 7103
    Credito Artigiano-sede di Roma
    ABI 03512 CAB 3200 Cin H

    Cod. IBAN: IT38H0351203200000000007103(dal 2008)


    c/c/p 37182698



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