Un giorno di paradiso

Progetto di "Multisolidarietà"

All’inizio il nostro progetto di multisolidarietà chiedeva di "Regalare un metro di paradiso" per la costruzione del Villaggio dei Bambini.

Poiché, dal marzo del 2005, il “Villaggio dei bambini” con il “Centro di Emergenza” sono entrati in funzione, ora il progetto di multisolidarietà diviene "Regala un giorno di paradiso” per garantire il funzionamento del “Centro di Emergenza” e del “Villaggio”.

IlVillaggio dei bambini”

È la nostra base ad Adwa, nel nord dell’Etiopia, sull’altopiano del Tigray, ai confini con l’Eritrea e si propone di svolgere molteplici forme di assistenza.

Le principali sono due: l’ospitalità ai bambini orfani e il Centro di Emergenza.

Perchè il Villaggio dei bambini è un “paradiso”?

E’ incredibile come molto spesso, parlando con amici e sostenitori che ci chiedono notizie sulla situazione locale, sulle condizioni di vita dei villaggi, sulla gravità ed ampiezza del problema degli orfani sentiamo, quando spieghiamo la situazione, questo commento spontaneo “certo che il Villaggio è proprio un paradiso per i bambini che riescono ad entrare!”

Sì, è proprio un paradiso, avere una casa dove ripararsi, senza dover più dormire per la strada, esposti al freddo delle notti del deserto dell’altopiano, a circa 2000 metri.

Sì, è proprio un paradiso, poter avere dei vestiti e delle scarpe nuovi e puliti, invece di girare stracciati e mal coperti, a piedi nudi, sul terreno, sulle pietre e sui rovi.

Sì, è proprio un paradiso, poter avere l’acqua in casa, farsi la doccia con il sapone, eliminare pidocchi, pulci ed altri parassiti che, altrimenti ti si annidano addosso e non ti lasciano più.

Sì, è proprio un paradiso, poter avere tutti i giorni il cibo assicurato, invece di dover avere come unico scopo, da quando ti svegli al mattino infreddolito e con la pancia vuota, riuscire a trovare qualcosa da mangiare per sopravvivere, perchè sopravvivere è l’unica cosa che puoi fare.

Sì, è proprio un paradiso, quella luce elettrica che rischiara le notti buie ed allontana le paure.

Sì, è proprio un paradiso, quel muro del Villaggio che lascia fuori i cani randagi e le iene che urlano, tutta la notte, ed arrivano anche vicino vicino al muro, ma non possono entrare perchè tu sei ora al sicuro.

Sì, è proprio un paradiso, poter andare a scuola insieme agli altri, imparare a leggere ed a scrivere, fare i disegni con le matite colorate, percorrere tutti insieme - scherzando, ridendo, correndo, cantando, con lo zainetto sulle spalle - il breve sentiero che ti porta alla scuola al mattino e che ti riporta al Villaggio al pomeriggio,.

Sì, è proprio un paradiso, avere fratellini e sorelline con i quali parlare, giocare, stare insieme, ridere, scherzare ed anche litigare, fino a quando non arriva la mamma a rimettere tutti a posto con una sgridata e facendo gli occhiacci.

Sì, è proprio un paradiso, avere una mamma che ti aspetta a casa, ti prepara da mangiare, ti cura, ti coccola e ti bacia, ti rincalza le coperte quando vai a letto, ti sgrida quando è necessario o se non hai fatto la doccia prima di andare a letto.

Sì, è proprio un paradiso, avere Francesco e Nevia, “i genitori” che non avevi mai avuto, che si occupano di te, perchè tutto di loro, dalle carezze ai rimproveri, è manifestazione di amore e di interesse per te.

Sì, è proprio un paradiso, questo Villaggio, dove ci sono tante altre casette, tanti altri bambini come te dove, tutti insieme, si ha la possibilità di vivere, finalmente in maniera “umana” quella meravigliosa età dell’infanzia che ti mette nell’animo quelle “radici” e quei “ricordi” che ti seguiranno poi per tutta la vita.

E non saranno più ricordi di fame, di freddo, di paura, di mancanza di affetto, di lacrime non versate, di rabbia che ti cresce dentro e che ti resta per tutta la vita, per questa “disumana” condizione nella quale ti trovi, per questa “necessità di amore” che nessuno ha potuto esaudire.

***

Il “Centro di Emergenza”

Ma nel “Villaggio” c’è anche un altro speciale e più drammatico “paradiso”: quello del “Centro di Emergenza” dove arrivano quelli che Francesco ha definito “gli scheletrini”. 

Bambini così denutriti e disidratati da essere oramai solo ossa, tenute insieme da tendini e pelle, perchè anche i muscoli non ci sono più. Testine con occhi a volte enormi, sproporzionati, altre volte con occhietti piccoli ed ormai spenti, senza più vita, anche se la vita ancora sembra esistere, in un respiro che non riesci nè a sentire nè a vedere e che con fatica, puoi percepire solo in silenzio, con attenzione e trepidazione.

Scheletrini che arrivano sopratutto dai villaggi circostanti, in situazioni così gravi, che l’organismo spesso “rifiuta” l’alimentazione.

Ed allora è vomito e diarrea che occorre combattere con reidratazione orale e con pasti piccolissimi, a volte solo di 10, 15 grammi, dati con il contagocce, più e più volte al giorno. Ma quando ciò non è sufficiente oppure non è possibile, perché il bambino non riesce neppure a deglutire, occorre fare ricorso alla reidratazione con flebo ed antibiotici, fino a quando l’organismo non comincia ad “accettare” di continuare a vivere. 

Ed allora, piano piano, tornano le forze, lo sguardo riprendere luce e vita, le manine cominciano a muoversi. Poi, finalmente, i primi pianti!

Il pianto è il segno del miglioramento delle forze che ritornano. E sono pianti che danno a tutti una gran gioia perchè sono il segno che “forse ce la facciamo anche questa volta”.

E quando confronti le foto dello “scheletrino” al momento dell’arrivo con il bimbo che ti sta davanti, stenti a riconoscerlo, perchè ha cambiato non solo dimensioni del corpo ora ben nutrito, ma ha cambiato viso ed espressione.

Sì, è proprio un “paradiso”, questo “Villaggio” dei bambini orfani e questo “Centro di Emergenza” per i bambini denutriti.

Ma il “paradiso” ha bisogno di funzionare ed operare. E per questo ha bisogno di aiuto.

Francesco e Nevia, i due giovani che, dopo avere lasciato il loro lavoro in Italia - erano entrambi commercialisti, lui a Roma con il padre lei a Milano in un importante studio associato - hanno dedicato la loro vita all’assistenza dei bambini, dei poveri, delle donne.

Sono loro due, da soli, ad avere la intera responsabilità del Villaggio dove vivono ed operano tutti i giorni. Francesco è in Etiopia ormai dal 2002, Nevia  l’ha raggiunto nel 2005.

Loro stanno facendo la loro parte, ma per continuare hanno bisogno che anche noi, da qui, ci poniamo al loro fianco.

Per consentire il funzionamento del “Villaggio” e del “Centro di Emergenza” è possibile aderire al progetto di multisolidarietà Il paradiso non può attendere”.

Con 80 Euro si finanzia il funzionamento di “un giorno di paradiso” del “Centro di Emergenza” del “Villaggio dei bambini”, (con 160 euro due giorni, con 40 mezza giornata e così via).

 

I versamenti possono essere effettuati a favore della:

“Fondazione James non morirà – onlus”

 

Con bonifico bancario presso

Banca del Fucino – Roma

IBAN: IT 37 T 03124 03210 0000 00238733

Swift code: BAUFITRRXXX

 

Credito Valtellinese – Roma

IBAN:  IT 71 Y 05216 03229 000000007103

Swift code: BPCVIT2S

 

Tramite posta con versamento sul

c/c postale  37182698       IBAN:  IT19T0760103200000037182698

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