Il paradiso non può attendere

No, non può proprio attendere.

Metro dopo metro ha preso forma, fisionomia, nel desiderio e nel dono concreto di tanti, che "dentro" avevano sentito, "dentro" avevano capito.

Adesso il paradiso vive.

Bambini, tanti, bisognosi di ogni cosa: cibo, acqua, cure, istruzione.

E piccoli, malati, malnutriti, disidratati, occhi immensi in piccoli volti scavati, raggrinziti, sfide estreme alla vita, così piccoli da stare nel palmo di una mano, da pesare su una bilancina dietetica ...

Come Emanuela, un chilo e mezzo, due settimane di vita.

La sua culla? Una scatola da scarpe, foderata di ovatta.

Un bussare leggero, continuo, al cancello verde del Villaggio, il paradiso è lì ... così vicino, basta varcarne la soglia e ci sei dentro.

Ma, dicono Francesco e Nevia, "non sempre riusciamo a salvarli, a volte arrivano così stremati che ogni cura si rivela inutile. All’inizio vivevamo tutto questo come una sconfitta, poi abbiamo capito che, forse, ci è chiesto di farli morire in un contesto d’amore, di far sì che non lascino questo mondo senza avere provato cosa voglia dire sentirsi amati, avere carezze, baci, calore umano, attenzioni".

Ma per gli altri, che riusciamo a salvare, la vita irrompe con tutta la sua immediatezza, rivendicando bisogni primari: cibo, acqua, amore.

Ed è vita che pulsa, nelle mille sfaccettature della sua bella, difficile realtà: i piccoli orfani, abitanti stabili del Villaggio, le loro mamme adottive, le casette semplici, pulite, ordinate, acqua ed elettricità.

Grembiulino verde e minuscoli zainetti di plastica sulle spalle, escono tutti insieme la mattina, attraversando i campi verso la scuola pubblica.

E il Centro di Emergenza, o meglio "la stanza dei miracoli", sempre affollata, dove vita e morte si contendono scheletrini che si ha paura anche solo di toccare, e che solo un amore infinito, vigile e paziente, riesce a riportare sulla sponda della vita.

Il profumo del pane appena sfornato, l’affaccendarsi delle donne nella cura del Villaggio, Asmallash e Zemichael nell´orto, i guardiani, armati, e tre vecchini, i nonni del Villaggio, rimasti soli al mondo, che in questa isola felice, piena di vita, assaporano la serenità di un paradiso ormai vicino.

E ci sono notti così terse, così silenziose, così colme di quiete, di pace, di armonia, e così affollate di stelle ... notti in cui il cielo sembra lasci cadere giù una pioggia d´oro ed ogni cosa ne è avvolta, il sonno dei piccoli abitanti custodito, benedetta la realtà di questo singolare paradiso.

Luciana.

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