C’erano i nonni del Villaggio...

Come in una favola, dobbiamo proprio dire che c’erano una volta, i nonni del Villaggio.

I tre nonni arrivavano al mattino mentre, la sera, tornavano alle loro case ma, durante il giorno, vivevano nel Villaggio, sentendosi ancora utili e vitali, guadagnando dignitosamente la loro sussistenza, godendo del rispetto che, in Africa, è riservato agli anziani.

Ora non ci sono più.

C’era una volta “nonno Ghidei” che parlava italiano perché in gioventù aveva lavorato per una ditta italiana di costruzioni. Passava le sue giornate seduto su una sedia, sotto il porticato del Centro di Emergenza, da dove sorvegliava i bambini ricoverati che, quando cominciano a riprendersi, scappano da tutte le parti ed hanno voglia di correre e scoprire il mondo, sia pure piccolo ma pieno di novità, visibile nel Villaggio: un uccello colorato, le farfalle, i fiori e le piante, i sassi dei vialetti, uno strano insetto, le persone che vanno avanti e indietro. Quando non era occupato sonnecchiava seduto sulla sedia appoggiato al suo bastone, oppure raccontava ai bambini delle storie.

Negli ultimi tempi era diventato così vecchio e malato, che non riusciva più ad uscire di casa. Veniva solo occasionalmente, per vedere il Villaggio ed i bambini e si fermava a mangiare nel Centro di Emergenza. Non poteva più stare da solo e, anche per problemi fisici tipici dell’età, necessitava di cure appropriate. L’ospedale di Adwa non era nemmeno da proporre. Così l’abbiamo inviato a Mekelle, non molto distante da Adwa, ma comunque a circa quattro ore di auto, dove vi è un ospedale più attrezzato. Ci ha poi fatto sapere di avere trovato in città alcuni suoi lontani parenti, per cui preferiva rimanere a Mekelle, dove poteva avere cure più appropriate e, comunque, vivere con altre persone.

C’era una volta “nonno Johannes” che si occupava della cura delle piante e dei fiori ed un poco anche dell’orto. Girava lungo i vialetti, togliendo foglie ed fiori appassiti, zappettava la terra e metteva un po’ di concime, annaffiava al mattino od alla sera.

Anche lui ha risentito dei problemi dell’età, soprattutto mentalmente. Prima ha cominciato a  dare segni di uno scarso equilibrio mentale, poi ha cominciato ad assentarsi, senza preavviso, per periodi sempre più lunghi. Ormai, da tempo, non viene più e, dalle notizie che siamo riusciti ad avere, sembra che la sua situazione mentale sia notevolmente peggiorata.

C’era una volta “nonno Beyene” che curava i vialetti del Villaggio. Controllava che non spuntassero delle erbacce, controllava la ghiaia, che non è levigata ed uniforme così, quando trovava dei pezzetti più grandi li frantumava con un martello, anche per evitare che i bambini cadendo, potessero farsi male. Lo si vedeva sempre seduto su uno sgabellino basso basso, secondo l’usanza locale, con in testa un cappello a larghe tese, protetto dal sole da una lamiera appoggiata per terra e tenuta in piedi da alcuni sassi. Ogni tanto alcuni bambini andavano a trovarlo, gli rivolgevano le strane domande dei bambini e giocavano con lui.

Anche lui si è ammalato, gli era stato diagnosticato un tumore. Ha cominciato a dimagrire e ad essere sempre più debole. Un giorno non è più venuto e malgrado tutte le ricerche, nessuno ha saputo darci notizie di lui. Solo un paio di mesi dopo abbiamo saputo che era stato trovato, senza più vita, accoccolato sul greto del piccolo fiume di Adwa, appoggiato al tronco di un albero, con gli occhi ancora aperti ma che ormai non vedevano più. Nonno Beyene, in silenzio e solitudine, cercati e voluti, ci aveva lasciati.

Scomparsi i nonni, i personaggi del Villaggio sono cambiati.

Al momento abbiamo un altro nonnino, un omino piccolo piccolo e vecchio vecchio, molto silenzioso e riservato, che viveva ad Asmara, in Eritrea, dove, per tutta la vita, ha lavorato come camionista. Sembra che sia arrivato in Etiopia come profugo e si è fermato ad Adwa. Un giorno ha bussato al nostro cancello, dicendo che viveva da solo ed era così povero da non avere i soldi per mangiare. Però ha precisato che non voleva del denaro, ma chiedeva solamente il cibo. Così l’abbiamo accolto. Però non si è voluto fermare nel Villaggio, né restare durante il giorno. Viene tutti i giorni a mangiare da noi, usufruendo del cibo che le cuoche della mensa preparano per tutti i bimbi del Villaggio. Poi se ne va, con il suo passo lento, portandosi via la cena.

C’è  però nel Villaggio un personaggio speciale, nel vero senso della parola, un uomo molto buono ed al quale tutti sono molto affezionati che chiameremo Meb.

Meb dovrebbe avere circa 35 anni, lui non lo sa esattamente ma, visto da lontano, sembra che ne abbia molti di più. È magro allampanato, ci vede poco ed è mentalmente un pò disturbato, nel senso che parla e ragiona come un bambino. Però è di una grandissima onestà, ha un grande senso di responsabilità, ed è un gran lavoratore.

Quando l’abbiamo assunto, ci ha chiesto se potevamo tenerlo a mangiare nel Villaggio perché, ci ha detto, la moglie gli dava poco da mangiare, così lui era sempre affamato. Avuta risposta positiva, ha cominciato a manifestare una gioia incontenibile, saltando e battendo le mani, senza smetterla di ringraziarci. Poi si è allontanato sempre saltando dalla gioia, scuotendo la testa in un gesto di quasi incredulità e picchiandosela forte con le palme delle mani.

Non ha un lavoro preciso e determinato, ma fa di tutto e non sta mai fermo.

Annaffia i fiori che sono all’ingresso del Villaggio, anche se è appena terminato un temporale.

Lega la mucca ad uno spago e la porta a passeggio, per il Villaggio, al guinzaglio, come se fosse un cane, parlandole affettuosamente.

Si occupa di raccogliere la spazzatura e portarla nelle apposite fosse; si prende cura dell’orto e, ogni giorno, ci informa che, secondo lui, manca una cipolla oppure che una zucchina od una melanzana risultano morsicate da qualche animale e vuole trovare il colpevole.

Quando vuole dirti qualche cosa, inizia a parlarti qualunque cosa tu stia facendo, anche se sei al telefono. Riesci a bloccarlo solo se gli dici di ripassare più tardi, ma vuole sapere l’ora precisa. Non ha un orologio, ma si può essere certi che, all’ora precisa, si presenterà e comincerà il suo racconto, quasi sempre fatto di cose e fatti incomprensibili o di osservazioni veramente comiche.

Da quando ha iniziato a lavorare con noi, ha deciso di stabilirsi all’interno del Villaggio. Torna a casa solo il giorno in cui riscuote lo stipendio, per consegnarlo interamente alla moglie ed ai due figli. Piuttosto che vivere a casa, aveva preferito stabilirsi sotto una tettoia, davanti ai due containers più piccoli, dove aveva sistemato una branda sulla quale dormiva insieme ai gatti del Villaggio. Gli abbiamo perciò costruito una mini casetta, giusto lo spazio per mettere il letto ed un mobiletto, dove lui vive felice, insieme al suo cane e a tutti i gatti che sono nel Villaggio. I gatti, difatti, sono utilissimi per eliminare i topi ed un tipo di scoiattolo selvatico, piuttosto grosso e molto prolifico, che si annida ovunque trovi un piccolo spazio o pertugio, e distrugge le verdure dell’orto.

Meb è alto e magrissimo, ma ha un portamento speciale. Un giorno è arrivato da noi con un impermeabile, trovato chissà dove - di quelli che si portavano in Italia negli anni 60/70, di colore molto chiaro e con la cintura in vita. Vedendolo arrivare, con in mano un ombrello sgangherato, tutti sono scoppiati a ridere per quel suo abbigliamento, originale e decisamente  ridicolo, se rapportato al luogo, ma lui non se ne è curato affatto ed ha continuato imperterrito.

In realtà, sembrava proprio un gentleman inglese. 

Homepage
The Ditto class is invalid. Please check it. > Visualizza