Le radici

Come e quando è nata l’idea della Fondazione e quali sono i motivi che hanno spinto a costituirla?

La domanda riguarda “le radici” della Fondazione, i motivi e le ragioni della sua costituzione, le scelte di fondo, il modo in cui viene gestita, i “perché” del suo esistere.

La Fondazione è nata dopo che tutti i componenti della famiglia avevano avuto brevi esperienze personali in Etiopia e, in particolare, nella regione del Tigray, dove la cittadina di Adwa è situata, ai confini con l’Eritrea. Queste esperienze ed il contatto diretto e visivo con una realtà altrimenti conosciuta solo per sentito dire, hanno dato a tutti una concreta percezione della grande povertà e delle enormi problematiche di quella zona dell’Etiopia.

Francesco è stato quello che, più degli altri, è stato colpito da questa esperienza, avendo avuto modo di vivere alcuni eventi particolari e drammatici, che riguardavano alcuni bambini.

Così, dopo avere ripetuto più volte questa esperienza, si è sentito chiamato, in prima persona, a fare qualcosa.

Ha perciò preso la decisione di trasferirsi in Etiopia. Era l’ottobre del 2002.

Dopo breve tempo si è reso conto che i soggetti maggiormente colpiti dalla situazione di miseria ed abbandono, erano principalmente i bambini e che, per fare qualcosa di concreto, nel presente ed in prospettiva futura, bisognava dedicarsi ai bambini. Da qui è nata l’idea di costruire il “Villaggio”, dove ospitare alcuni dei tanti bambini orfani abbandonati. Ma, per costruire un Villaggio, occorreva molto denaro e, da soli, non potevamo pensare di farcela. Così abbiamo deciso di costituire la Fondazione, perché altri potessero unirsi a noi, in uno sforzo che, diversamente, sarebbe stato impossibile.

Ricordiamo spesso, con Francesco, una sera, subito dopo il tramonto. Eravamo seduti su una pietra; la ruspa aveva appena cominciato a sbancare il terreno dove sarebbe sorto il Villaggio. Facevamo i conti di quanto sarebbe costato. Eravamo molto vicini al milione di euro. Ci guardammo sorpresi, chiedendoci se non eravamo stati imprudenti. Dove avremmo trovato tutto quel denaro?

Ma non avemmo timore o paura: sentivamo che, in qualche modo, ce l’avremmo fatta.

E così è stato.

Per Natale, avevamo chiesto a Francesco di farci un regalo speciale: metterci a conoscenza delle motivazioni profonde che lo avevano spinto a fare quella scelta di vita.

E Francesco ci accontentò con gioia, lieto di quella richiesta.

È giusto farne conoscere alcune, per comprendere meglio “le radici” della Fondazione.

  • ...sono convinto che la vita sia un bene troppo prezioso per lasciarselo semplicemente scorrere via “come sabbia tra le dita”.
  • ...a me non mancava nulla e nel momento in cui non ti manca nulla hai il dovere di preoccuparti di chi, l’unica cosa che ha, è proprio il nulla.
  • ...ci sono bambini abbandonati, che hanno fame di affetto prima ancora che di pane, di qualcuno che sappia ridere con loro nei momenti felici e sappia raccogliere le loro lacrime, quando hanno voglia di piangere.
  • ...credo che ad ognuno di noi un giorno, verrà chiesto conto degli “ultimi della terra” ed io non vorrò rispondere “lo sapevo, ma non ho potuto fare nulla perché ero troppo impegnato in altre cose”.
  • ...qualcuno mi ha detto che “tutto ciò che non è donato è perduto” e qui tutto è dono, nulla, di quello che faccio, va perso.
  • ...sono qui perché mi è stata “donata” la possibilità di scegliere, quindi non potrei essere altrove.
  • ...da quando sono qui non sono mancate le difficoltà, le incomprensioni, i momenti bui, ma una cosa non è mai mancata: la gioia infinita di fare una cosa che amo davvero...

Leggendole, abbiamo avuto conferma che quella era proprio la scelta della sua vita.

Che poi è divenuta, con l’impegno nella Fondazione, anche la scelta della nostra vita e quella di Nevia.

E che speriamo diventi - come condivisione e partecipazione alla Fondazione - anche la scelta della vita di chi leggerà queste righe.

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