Cosa è, cosa aspettarsi

Il termine “adozione a distanza” é quello che risulta di uso più comune ma, da qualche tempo, si sta sempre più usando la definizione “sostegno a distanza” che è certamente più corretta e meglio consente di comprendere come debba considerarsi questo tipo di aiuto.

In linea del tutto generale, si può dire che il sostegno a distanza può essere rivolto sia a bambini che ad altri soggetti (adulti, famiglie, comunità, gruppi, ecc.). Il sostegno a distanza, difatti, non è un intervento assistenziale, ma mira a creare una “relazione” tra donatore e beneficiario, mediato dalla organizzazione (in questo caso la nostra Fondazione) che si occupa di gestire le risorse e di tenere i contatti con i beneficiari.

Il sostegno a distanza - a differenza dalla mera beneficenza – costituisce un aiuto che vuole essere una forma di solidarietà nei confronti delle persone che si trovano in condizioni di particolare debolezza e difficoltà, per consentire alle stesse di migliorare la loro situazione. Il sostegno a distanza consente al donatore di sentirsi parte attiva, di venire a conoscenza di contesti socio culturali totalmente diversi, dei risultati conseguiti e dell’esito del progetto sostenuto.

Il sostegno a distanza prevede quindi che l’aiuto non si esaurisca in un’unica volta, ma sia prolungato nel tempo, a seconda del progetto che si sostiene e del tipo di risultato che ci si prefigge di ottenere. Si tratta peraltro, per il donatore, di un impegno esclusivamente morale, mai giuridico.

Come ora evidenziato, il sostegno a distanza mira a creare una relazione tra donatore e beneficiario. Ciò premesso in linea di principio, occorre evidenziare che, dal punto di vista pratico, il rapporto di relazione non può essere realizzato in modo uniforme, tenuto conto sia delle numerose e diverse forme di sostegno e solidarietà, sia dei contesti socio culturali nei quali si opera, sia delle modalità di gestione dei progetti da parte dell’organizzazione.

La nostra Fondazione ritiene pertanto necessario evidenziare in modo chiaro ed esplicito:

  • le modalità con le quali vengono gestite le donazioni ricevute;
  • quali siano i riscontri e le informazioni che il donatore riceve;
  • quale tipo di rapporto possa instaurarsi tra il donatore ed il beneficiario in modo di non creare aspettative diverse da quelle che, realisticamente, possano essere soddisfatte nelle specifiche situazioni che ci troviamo a gestire..

È molto diffusa l’idea che il sostegno a distanza consenta di instaurare sempre un rapporto diretto con il bambino sostenuto e che tale rapporto si sostanzi in uno scambio di lettere, disegni, foto, od inviando regali.

Nei sostegni a distanza da noi gestiti, tale tipo di rapporto è del tutto impossibile ed irreale per motivi materiali e culturali che vengono indicati e commentati, in dettaglio, nelle altre pagine di questa sezione (gli orfani del Villaggio; i bambini esterni; rapporti con il bambino).

Dal punto di vista materiale vi sono notevoli problematiche, una delle quali, ad esempio, riguarda la scrittura, che utilizza caratteri con una grafica diversa dal nostro alfabeto (così come l’alfabeto cirillico, arabo, ecc.).

Dal punto di vista culturale e personale, il sapere che il sostegno proviene da un singolo ed identificato donatore ed avere con lo stesso una conoscenza diretta può, proprio per mentalità e cultura locali, spingere i genitori, le madri in particolare, a non impegnarsi nei progetti di lavoro ma ad assumere, soprattutto mentalmente, la posizione passiva di assistito, cioè di chi aspetta unicamente che qualcun altro pensi a lui.

Questo farebbe naufragare tutti gli sforzi che facciamo per promuovere e sostenere i gruppi di lavoro con l’intento di far nascere nelle donne un senso di responsabilità e di fiducia in se stesse. Non sono pochi, difatti, i casi in cui delle donne vengono a chiederci aiuti ma, quando proponiamo loro di inserirsi in un gruppo di lavoro, rifiutano.

La beneficenza, invece, è riservata a quelle situazioni o persone che non sono in grado di lavorare, pur dovendo sopravvivere, da sole o con altri familiari. È il caso dei malati, degli anziani, delle donne con troppi figli. Quello che desideriamo, per i nostri donatori, è che possano avere un’ampia comprensione del vero e profondo significato del “sostegno a distanza”, così come da noi inteso e gestito, per creare - con il bambino o la persona sostenuta - un rapporto consapevole e partecipe.

Le nostre modalità informative, pertanto, non prevedono quegli scambi epistolari, di foto, di regali personali, cui si faceva cenno, direttamente con il bambino o la mamma, ma prevedono che:

  • all’inizio del sostegno, venga inviata una foto del bambino con una scheda personale nella quale sono riportati i suoi dati anagrafici e la descrizione sintetica della sua situazione familiare.
  • la foto venga rinnovata annualmente per consentire di seguire la crescita del bambino;
  • l’informativa generale della nostra attività e dei risultati ottenuti avvenga tramite l’invio delle nostre newsletters – contenenti anche riferimenti a specifiche storie od avvenimenti - e della relazione riassuntiva che viene inviata a Natale.
  • il nostro sito, che viene annualmente aggiornato, consente di avere una ampia informativa su tutta la nostra Fondazione e sull’attività svolta. Vi sono infatti pubblicati i dati della nostra Fondazione, il bilancio annuale, la relazione sulla gestione, il bilancio sociale nonchè foto e filmati che consentono di avere anche una conoscenza visiva delle attività svolte.
  • ogni donatore possa chiedere, via internet, notizie concernenti la nostra attività. A ciascuno è garantita risposta.

Riteniamo che in tal modo, ciascun donatore possa avere conoscenza e “condividere” in modo più appropriato e consapevole la realtà locale e l’attività svolta.

Infine, dal punto di vista finanziario è necessario precisare che il denaro relativo al sostegno a distanza viene utilizzato, in primo luogo, a favore del beneficiario – inteso ovviamente in senso ampio, comprendendovi oltre al bambino anche tutta la sua famiglia – nella misura richiesta dalle modalità di sostegno ed aiuto previste dal progetto nel quale il medesimo è inserito.

L’ammontare della donazione pertanto, non può materialmente corrispondere alle somme erogate al beneficiario come sopra inteso - che variano a seconda del progetto e dello stato del medesimo (come nei progetti di lavoro) - ma viene in parte utilizzato, insieme a quello di tutti i donatori del sostegno a distanza, anche a favore di altri soggetti partecipanti al medesimo progetto di lavoro e privi di sostegno diretto e specifico, nonché a favore di progetti di lavoro non ancora coperti o non coperti interamente.

Peraltro è necessario tenere conto che, nella sostanza, tutta l’attività svolta dalla nostra Fondazione in Etiopia, ed in particolare ad Adwa, fa parte di un unico progetto di aiuto in favore dei bambini, delle donne e, comunque di tutta la comunità locale e della regione del Tigray, così come risultante dal progetto approvato dalle locali autorità.

Tale progetto unico, ha poi diverse articolazioni pratiche, sia permanenti che non permanenti.

Le attività permanenti si sostanziano in due attività svolte all’interno del Villaggio, cioè l’attività del Centro di Emergenza e l’attività di accoglienza dei bambini orfani all’interno del Villaggio.

Vi sono poi i sostegni a distanza - realizzati sempre attraverso la mediazione della foto di un bambino - che si concretizzano nei progetti di lavoro, attraverso i quali le donne svolgono un’attività lavorativa con prospettiva di sviluppo e futura autonomia.

Fanno parte dei sostegni a distanza quelli relativi alla quasi totalità delle persone che lavorano all’interno del Villaggio sia per fornire in modo diretto e specifico opportunità di lavoro, in alternativa ai progetti di lavoro esterni, sia per cercare di formare, nel tempo, un gruppo di persone ed uno staff che acquisiscano capacità lavorative, senso di responsabilità, attenzione, attaccamento affettivo all’attività svolta dalla Fondazione che è a completo vantaggio della popolazione locale e, in particolare, delle persone più bisognose e meno protette.

Vi sono infine le attività di sostegno a distanza di quelle famiglie nelle quali, per diversi motivi (famiglia numerosa, madre malata od invalida, presenza dei soli nonni, ecc.) non è possibile richiedere a qualche adulto un impegno di lavoro, ovvero non vi è la presenza di bambini (anziani, malati, invalidi, poveri).

Le attività non permanenti sono di vario genere e dirette principalmente a favore della comunità o di alcuni settori o gruppi della stessa, che vengono concepite e realizzate a seconda delle circostanze. Esempi tipici sono la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa, la costruzione di un centro di ritrovo e raduno per giovani, il sostegno ad una cooperativa agricola nel nord del Tigray, la costruzione della scuola per ciechi, l’acquisto di banchi e sgabelli per i bambini di una scuola pubblica.

Nell’ambito di tale modalità operative, le somme derivanti dalle donazioni per il sostegno a distanza, pur rispettando comunque le finalità indicate dal donatore, vengono utilizzate, per la parte eccedente, in favore di tutta l’attività, cioè in favore dell’intero progetto unico che viene da noi portato avanti.

L’unicità del progetto, con le articolazioni interne, è d’altro canto rilevabile anche dal testo del medesimo, così come approvato dalle autorità locali ed attualmente in corso a seguito di rinnovo per il quinquennio 2009-2014, dopo positiva valutazione del lavoro svolto nel primo quinquennio.

Ciò consente di comprendere anche il motivo per il quale l’ammontare dei sostegni a distanza  sono richiesti in misura eguale per tutti – salvo la differenza esistente tra sostegni dei bambini esterni o degli orfani del Villaggio - indipendentemente dalle esigenze dello specifico progetto di lavoro nel quale la madre è coinvolta, ovvero dal tipo di sostegno che viene erogato, in relazione alla concreta situazione familiare complessiva.

Provvediamo quindi in questa pagina e nelle altre della presente sezione - aventi per titolo “gli orfani del Villaggio”; “i bambini esterni”; “rapporti con il bambino” - ad illustrare le modalità di gestione, i principi che ci ispirano, affinché le persone che sottoscrivono una delle due tipologie di “sostegno a distanza”, abbiano ben chiare le modalità di gestione di tale sostegno e non pongano in esse aspettative diverse da quelle che, con la nostra Fondazione e nella concreta realtà socio culturale nella quel si opera, è possibile attendersi.

È anche opportuno fare una precisazione di tipo generale, nel senso che vi sono delle differenze tra le modalità di gestione, tra i sostegni a distanza che riguardano bambini che vivono con le loro famiglie di origine e quelli di bambini che invece vivono e sono stabilmente ospitati presso strutture gestite da associazioni od enti di beneficenza.

Nel nostro caso la differenza è tra il “sostegno a distanza” di bambini esterni, che vivono con le proprie famiglie di origine ed il “sostegno a distanza” dei bambini che vivono all’interno del nostro Villaggio.

Intanto perché i bimbi all’interno del Villaggio sono orfani, poi perché vengono seguiti direttamente da Francesco e Nevia, che svolgono la funzione di figure parentali di riferimento, soprattutto a livello affettivo ed educativo.

Sostegno a distanza dei bambini del “Villaggio”

Ciò premesso, il “sostegno a distanza” di un bambino del Villaggio, rispetto ad un bimbo esterno, coinvolge in modo più significativo i donatori, proprio perché è possibile seguire in modo più diretto, anche se non proprio dettagliato e specifico, la crescita del bambino.

Le foto che inviamo due volte all’anno, le pagelle che inviamo al termine dell’anno scolastico, consentono di seguire la crescita del bambino sostenuto, nonchè dei risultati scolastici conseguiti.

Il “sostegno a distanza” si concretizza, ovviamente, in un aiuto economico che, peraltro, è necessario tenerlo presente, non viene utilizzato esclusivamente per quel bambino, ma contribuisce alla gestione del Villaggio e, quindi al sostegno di tutti i bambini orfani che vivono all’interno. Diversamente, il bambino che non sia stato ancora adottato non potrebbe essere aiutato. È una situazione evidente e di immediata comprensione ma, se non viene esplicitata e considerata, potrebbe creare malintesi e false aspettative.

Evidentemente l’aspetto economico è quello che consente di fornire ai bimbi, attraverso il sostegno dell’attività del Villaggio, l’ambiente confortevole del quale abbisognano per una crescita più equilibrata ed in un’ottica di fornire loro le possibilità e le occasioni per acquisire un modo di vivere, di pensare, di conoscere, di sapere, di rapportarsi agli altri ed al mondo esterno, in modo molto più consapevole di quanto non avvenga per i loro coetanei che non vivono nel Villaggio.

È infatti fondamentale integrare l’educazione scolastica – che è molto scarna e limitata – con altre nozioni, notizie ed una integrazione degli studi. I corsi di inglese, il parlare delle altre nazioni, il vedere film e documentari, sapere che esiste un mondo al di fuori non solo dell’Etiopia, ma della cittadina di Adwa che, altrimenti, viene considerata come il posto più importante e più bello del mondo (del quale non si ha alcuna conoscenza).

Il mare, i pesci, gli stessi animali africani, la neve, i ghiacci, le navi, gli aerei, i fiumi, le foreste, i vulcani, le altre popolazioni ed i diversi modi di vivere, usi e costumi, le case, le popolazioni del passato che hanno creato la civiltà attuale, egiziani, greci, romani, cinesi, sono tutti elementi scontati per un bimbo che vive in Italia, ma sono del tutto sconosciuti per i bimbi di Adwa.

Attraverso lezioni integrative ed attraverso film e documentari, riusciamo a far conoscere qualcosa del mondo, del passato, delle popolazioni, della storia, della geografia e di quanto altro è per noi così scontato, da non essere percepibile come elemento da acquisire, facendo parte della nostra cultura, fin da bambini.

È evidente che, per il donatore, sapere tutto questo, faccia nascere un naturale rapporto affettivo, gioioso e profondo, nel verificare che, grazie al suo intervento ed alla sua generosità, ad un bimbo etiopico vengono offerte tutte queste insperate possibilità.

È quindi anche possibile, dopo avere inquadrato in tal senso il sostegno a distanza di un bimbo del Villaggio, sentirlo parte della propria famiglia: un membro lontano e non conosciuto se non tramite delle foto e delle notizie molto sintetiche, ma comunque un membro della famiglia.

Quel bimbo, però, non entrerà mai, materialmente e concretamente, a far parte del proprio nucleo familiare. Vi entra però, sin dall’inizio, solo in modo affettivo.

E se consideriamo che il vero amore consiste nel volere il bene dell’altro e non quello che fa piacere a noi, credo che possa completarsi il quadro di come vivere il “sostegno a distanza”: come l’aiuto offerto ad un bimbo lontano, che possiamo anche amare come un altro figlio.

Per questo è bello e giusto che si desideri il suo bene, ma tutto questo, tenendo conto del necessario distacco, sia fisico che familiare.

Nel Villaggio cerchiamo di creare con i bambini un legame familiare, filiale e parentale, diretto ed affettuoso, ma questo, naturalmente, può avvenire solo nei confronti di Francesco e Nevia, che vivono all’interno del Villaggio. Ed è già un successo!

Nel sostegno a distanza non ci si deve fermare solo alle foto del bimbo che vengono inviate periodicamente, ma allargare il proprio affetto a tutti i bambini che vivono all’interno del Villaggio, sapendo che l’aiuto ad uno, va a favore di tutti.

Sostegno a distanza dei bambini “esterni”

Per il “sostegno a distanza” di bambini esterni, cioè quelli che non vivono all’interno del Villaggio, ma con le proprie famiglie di origine, il distacco è, ovviamente, ancora maggiore. Nella pagina dedicata ai “rapporti con il bambino”, illustriamo in modo più ampio le concrete situazioni e difficoltà che rendono del tutto impensabile un rapporto diretto. La scrittura che usa caratteri grafici diversi dai nostri, la durezza della vita sui monti, l’isolamento, la situazione di sostanziale sopravvivenza, rendono del tutto impraticabile e neppure immaginabile uno scambio di corrispondenza, di notizie o di foto.

Tra l’altro, anche per il “sostegno a distanza” di bambini esterni, non facciamo alcun riferimento ad un singolo sostenitore o benefattore, ma utilizziamo il denaro derivante dai “sostegni a distanza” per supportare in primo luogo i progetti di lavoro a favore delle mamme dei bambini, nonchè tutte le altre situazioni nelle quali non è possibile inserire i genitori in attività lavorative, e tutte quelle ulteriori situazioni nelle quali non vi è alcun bambino al quale fare la foto (anziani, malati, ecc.).

Quindi, anche nel “sostegno a distanza” di bambini esterni, il denaro serve a sostenere le attività a favore sia della famiglia del singolo bambino, sia a favore di tutte le altre situazioni e, in ultima istanza, a favore di tutta la nostra attività. Diversamente ragionando, un semplice ritardo nel versamento delle somme, da parte di un adottante, comporterebbe l’immediata sospensione degli aiuti alla famiglia di quel bambino, ipotesi del tutto impensabile.

Anche il sostegno da parte del donatore non viene mai comunicato ai bambini né alle mamme, perché questo creerebbe aspettative non realizzabili e sostanzialmente negative.

Il desiderio di “saperne di più”, di avere notizie ed informazioni personali e continue del bambino, se da un lato è comprensibile, d’altro lato si scontra con la realtà, con la distanza e con la grande diversità culturale, della quale spesso non si tiene conto, ma che invece occorre considerare, essendo determinante. Anche i sentimenti e gli affetti, che noi esprimiamo secondo la nostra specifica evoluzione culturale, in Etiopia, sono concepiti e vissuti assai diversamente.

Ma soprattutto considerare sempre che tra donatori, operatori in Italia ed operatori in Etiopia non vi è una sostanziale differenza. Siamo tutti componenti di una catena, che necessita di tutti i suoi anelli per poter concretamente funzionare, altrimenti nulla sarebbe possibile. Per questo desideriamo che tutti i donatori parlino della Fondazione e dei bambini, dicendo, in piena consapevolezza, “la nostra Fondazione”, “i nostri bambini”.

Questo è il senso del legame che desideriamo nasca e leghi tutti coloro che vi partecipano.

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