Relazione di missione

RELAZIONE DI “MISSIONE” sul Bilancio al 31/12/2015

 

*) PREMESSA E CONTENUTI

 

1) LA NOSTRA IDENTITÀ 

1.a) La nostra storia

1.b) La “missione”

1.c) Settore di attività

1.d) Struttura e organizzazione

 

2) LA GESTIONE

2.a) Modello operativo

       2.a.1) Tutela degli orfani abbandonati

       2.a.2) Contrasto della denutrizione infantile

       2.a.3) Promozione culturale ed umana

       2.a.4) Istruzione

       2.a.5) Assistenza alle famiglie più povere

       2.a.6) Promozione della donna

       2.a.7) Creazione di opportunità di lavoro  

       2.a.8) Progetti di sviluppo sociale        

2.b) Raccolta fondi

       2.b.1) Acquisizione delle risorse  

       2.b.2) Tipologia delle entrate      

       2.b.3) Tipologia dei donatori      

       2.b.4) Rapporti con i donatori      

2.c) Gestione patrimonio                 

       2.c.1) L’utilizzo delle risorse

 

3) RISULTATI CONSEGUITI     

 

4) VALUTAZIONE E IMPATTO SOCIALE

    4.a) Qualità dei risultati conseguiti                     

    4.b) Valutazione delle autorità locali                             

    4.c) Gli stakeholders (o portatori di interessi)

 

PREMESSA E CONTENUTI

 

Per le onlus – quale è la nostra Fondazione – l’Agenzia per le Onlus ha emanato alcune direttive in ordine alla rendicontazione ed alla comunicazione ai donatori delle attività svolte.

Sotto questo aspetto, sono stati “suggeriti” uno schema di bilancio, corredato dalla Nota Integrativa, con un dettaglio dei punti specifici da includere nella medesima nonchè la redazione di una “Relazione di Missione” che illustri, in modo specifico, le finalità dell’attività svolta dalla onlus, le modalità operative e gestionali ed altri aspetti che vengono specificamente indicati.

Onde fornire ai donatori la necessaria chiarezza, vengono anche indicate alcune linee guida sul SAD (sostegno a distanza), sulla gestione del medesimo, sul suo contenuto e significato, sulle notizie ed informazioni da fornire ai sostenitori, in modo che risultino chiare le finalità, modalità gestionali ed operative, cosa aspettarsi dal SAD, come viene gestito dall’ente al quale il donatore si rivolge.

La normativa fiscale prevede inoltre che, a partire dalla erogazione per l’anno 2008, si debba dare una specifica e separata rendicontazione dei fondi ricevuti per il 5 per mille, attraverso una modulistica che è stata resa disponibile in epoca abbastanza recente.

Considerata la emanazione della direttiva da parte della ex Agenzia per le onlus (ora Agenzia per il Terzo Settore) di redigere la “Relazione di Missione”, e verificato che, sostanzialmente, molti punti della medesima fanno parte anche dello schema generale del “Bilancio sociale”, è per noi divenuta prassi consolidata - al fine di fornire la più ampia informativa possibile - redigere e pubblicare la presente “Relazione di Missione” in una versione più ampia di quella prevista, includendovi quindi anche i punti previsti dal “Bilancio sociale”, pervenendo dunque ad una sorta di fusione dei due documenti.

Per quanto concerne il Bilancio, redatto secondo le norme del Codice Civile ed in base alle risultanze di una regolare contabilità in partita doppia, abbiamo predisposto il medesimo anche secondo lo schema indicato dall’Agenzia delle Onlus e denominato “Rendiconto Gestionale”, in modo che si abbia, in tal modo, una doppia rendicontazione. La Nota Integrativa è redatta, secondo lo schema previsto dal Cod. Civ. integrato dai punti suggeriti dall’Agenzia per le Onlus.

Tutti tali documenti sono pubblicati sul nostro sito.

 

1) LA NOSTRA IDENTITÀ

 

1.a) La nostra storia

La Fondazione è stata costituita con atto notarile del 26/04/02, ad iniziativa di un intero gruppo familiare di Roma, composto dai genitori e due figli, ai quali si è aggiunta, nel 2005, Nevia la moglie di Francesco.

La Fondazione ha presentato richiesta di iscrizione alla “Anagrafe Unica delle onlus”, della quale l’Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale Lazio, ha attestato la ricezione, con lettera del 25/09/02. La fondazione ha sede in Roma e, dal punto di vista operativo, svolge la propria attività in Etiopia, in particolare ad Adwa, nella regione del Tigray, ai confini con l’Eritrea.

La operatività è iniziata tra dicembre 2002 e l’inizio 2003.

La gestione è affidata ad un Consiglio Direttivo, composto dai quattro fondatori.

Nell’Ottobre 2002, Francesco ha deciso (e dal 2005 anche Nevia) di vivere stabilmente ad Adwa, in Etiopia, dove la Fondazione ha scelto di operare. Dal 2014 si divide tra l’Italia, dove i suoi figli frequentano la scuola, e l’Etiopia, per seguire sia l’andamento del Villaggio, dove peraltro opera un validissimo staff locale con il quale si è in contatto molto frequente, sia l’andamento delle attività esterne e la verifica di fattibilità di nuovi progetti.

Nel 2005 è stato aperto il Villaggio dei bambini” costruito nell’anno precedente, per ospitare in permanenza 100/120 orfani abbandonati. All’interno del Villaggio opera anche un “Centro di Emergenza Alimentare” che può ospitare circa 15/20 bambini gravemente denutriti con le loro mamme, per la terapia alimentare e di reidratazione.

Il progetto di costruzione e conduzione del Villaggio dei bambini e delle altre attività svolte a favore della popolazione locale, avviene sulla base di un progetto permanente (on going), soggetto a verifica e rinnovo quinquennali. Attualmente è in corso in quinquennio 2014-2019.

 

I nostri dati

Fondazione James non morirà – onlus

La Fondazione ha sede in V. G. Nicotera 29 – 00195 Roma – tel 063202169 – fax 063217674

Cod. Fisc. 97262290584 – iscritta all’anagrafe delle Onlus – prot. AC/ef/100755 del 25/09/2002

Email: info@jamesnonmorira.org – sito web: www.jamesnonmorira.org  

La Fondazione opera stabilmente in Etiopia, ad Adwa, regione del Tigray, dove ha costruito e gestisce il “Villaggio dei bambini” (JNM Children’s Village), sulla base di un progetto approvato nel 2004 dalle autorità etiopiche, soggetto a valutazione e rinnovo quinquennale. È stato approvato il rinnovo per il quinquennio 2014-2019.

 

1.b) La “missione”  

La nostra “missione” o la “finalità”, può essere sintetizzata nella frase: “aiutare a non aver più bisogno di aiuto” , che viene realizzata:

a)      aiutando i più poveri ed i più bisognosi, offrendo loro, non solo aiuto materiale ma anche conforto e condivisione del dolore.

b)     privilegiando le categorie più bisognose: orfani, ammalati, denutriti, vedove, donne sole, handicappati e infermi.

c)      promuovendo la persona umana, la coscienza della sua dignità, creando occasioni di lavoro per lo sviluppo, la crescita personale e l’indipendenza, anche economica, evitando ogni tipo di assistenzialismo gratuito.

d)     avvalendosi di un volontariato “attivo” e gratuito, non solo dei fondatori ma anche di tutti coloro che decidano di collaborare, in qualsiasi modo e campo, sia in Italia che in Etiopia.

Nello specifico, ci adoperiamo per assistere ed aiutare concretamente, in modo particolare, i bambini orfani, le donne, le famiglie in difficoltà, i bambini in grave stato di denutrizione, nonché ammalati, infermi, handicappati.

Per i bambini orfani che vivono nel Villaggio, la finalità è di consentire una crescita, soprattutto nella prima infanzia, in un ambiente familiare, stabile e sereno, con delle figure parentali di riferimento, sviluppando una capacità e sensibilità affettiva, basilare per il processo educativo. Si punta a sviluppare il senso di responsabilità, migliorare l’apprendimento scolastico attraverso metodi di studio non mnemonici; educare all’apprendimento ed al rispetto di alcuni fondamentali valori umani, sociali e culturali; infondere la fiducia in se stessi. Il tutto con lo scopo di favorire una evoluzione personale che consenta la crescita di persone adulte, mature e responsabili, aperte ai rapporti con gli altri e con le novità del mondo, in grado di effettuare le proprie scelte in modo motivato ed autonomo, prescindendo da ogni forma di condizionamento.

Per le donne capofamiglia e le famiglie in difficoltà, l’aiuto esclude ogni assistenzialismo e punta sullo sviluppo di “progetti di lavoro” nei quali vengono coinvolte le donne, per favorire la loro emancipazione ed indipendenza, anche economica, l’acquisizione di una maggiore fiducia in se stesse, la coscienza della propria identità.

La partecipazione di ciascuna donna al progetto è condizionata alla frequenza della scuola da parte dei figli della medesima e alla verifica periodica, nei limiti del possibile, che alla partecipazione al progetto corrisponda un miglioramento delle condizioni generali di vita della famiglia.

Per i bambini denutriti, l’aiuto avviene mediante il ricovero nel “Centro di Emergenza alimentare” che opera all’interno del Villaggio. I bambini, assistiti dalle loro mamme, vengono curati fondamentalmente con una adeguata terapia alimentare e di reidratazione.

Vengono anche sostenuti alcuni progetti a favore della comunità locale. I due principali sono stati la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa e la costruzione di una scuola per bambini ciechi, unica nella zona. Nel corso del 2012/2014 come già segnalato, è stata completata la costruzione di una strada da Alitena a Maga’Uma, che collega 14 villaggi, isolati e privi di ogni comunicazione, nonché la costruzione di quattro aule nella scuola pubblica frequentata dai bambini che vivono nel Villaggio. Nel 2014, si è organizzato il Centro di cura della podoconiosi, che ha iniziato ad operare nel 2015. Dal 2015 è iniziato un progetto di sostegno ad un progetto di chirurgia pediatrica.

 

1.c) settore di attività

L’attività è svolta unicamente nel settore dell’assistenza e beneficenza a favore della popolazione etiopica e, in particolare di quella di Adwa e della regione del Tigray, ai confini con l’Eritrea.  Nello specifico, l’attività è svolta principalmente nei seguenti settori:

a)      tutela degli orfani abbandonati;

b)     contrasto della denutrizione infantile;

c)      promozione culturale ed umana;

d)     istruzione;

e)      assistenza alle famiglie più povere;

f)       promozione della donna;

g)      creazione di opportunità di lavoro.

h)     progetti di sviluppo sociale

 

1.d) La struttura e l’organizzazione

Non esistono dipendenti o collaboratori retribuiti, quindi nessuna struttura gerarchica.

La struttura e l’organizzazione sono costituite unicamente da volontari che operano in modo totalmente gratuito. I cinque volontari che operano stabilmente sono i quattro fondatori e Nevia, la moglie di Francesco.

Francesco e Nevia hanno vissuto prevalentemente in Etiopia, ad Adwa, all’interno del Villaggio occupandosi, a tempo pieno, della gestione del medesimo, del Centro di Emergenza, dei progetti di lavoro e di tutta la nostra attività in loco. Dal 2014 si dividono tra Italia ed Etiopia, seguendo prevalentemente le attività in Etiopia sia tramite frequentissimi contatti telefonici, che con periodici soggiorni presso il Villaggio.

I genitori di Francesco si occupano, in Italia, di seguire e tenere i rapporti personali e diretti con i donatori ed offerenti, nonchè di svolgere tutta l’attività amministrativa e contabile.

Tutta la loro attività viene prestata in modo totalmente gratuito, mettendo anche a disposizione della Fondazione, sempre gratuitamente, i locali, i beni strumentali e sostenendo personalmente gli altri costi (utenze, condominiali, cancelleria, fotocopie, carta, stampa foto, ecc.). 

Gli unici costi generali sono legati alle spese bancarie e postali ed al costo di una linea telefonica. 

Un paio di volte all’anno si recano in Etiopia, per scattare le foto aggiornate dei bambini sostenuti a distanza – interni od esterni al Villaggio - da inviare ai sostenitori, acquisire tutte le notizie relative all’attività svolta, verificare l’andamento dei sostegni a distanza, il funzionamento del Villaggio e del Centro di Emergenza e la situazione di ogni altro progetto ed attività, sia per affiancare Francesco e Nevia in tali attività, sia per poter informare i donatori attraverso le newsletters.

La sorella di Francesco, ha dedicato numerosi periodi di tempo ad insegnare l’inglese e l’italiano ai bambini - e ad alcuni adulti del nostro staff - nonché ad illustrare, spiegare, insegnare le modalità di studio e di apprendimento, altrimenti basato unicamente sulla memorizzazione dei dati e notizie.

Occasionalmente, si è potuto contare su alcuni volontari, che hanno trascorso ad Adwa, presso il nostro Villaggio, alcuni brevi periodi. I medici, integrando l’opera del medico locale, consentendo di trarre, dalle loro presenze, preziosissime esperienze. Altri volontari fornendo aiuto per l’organizzazione di attività comuni e culturali (recite, preparazione costumi ecc.), dal disegno e utilizzo dei colori, alla lingua inglese, alla cultura generale di geografia e storia, ecc.

Per i volontari con altre professionalità si valuta, di volta in volta, la proposta di collaborazione con le effettive necessità derivanti dalle nostre attività ad Adwa e con la disponibilità e adattabilità dei volontari, che devono condividere le strutture ed i servizi del Villaggio dove usufruiscono di vitto ed alloggio.

Altri giovani, amici di Francesco e Nevia, si sono occupati di intrattenere i bambini, insegnando loro nuovi giochi sempre con finalità didattiche (giochi di squadra, attività ginniche, interazione e collaborazione, giochi musicali, rugby, ecc.).

Negli anni più recenti, si è registrata la presenza di giovani giocatori di rugby professionisti, che hanno deliziato i bambini, insegnando loro i primi rudimenti del gioco.

Ultimamente, sono iniziate delle presenze di chirurghi pediatrici, per un sostegno che diamo al progetto di chirurgia pediatrica.

 

2) LA GESTIONE

 

2.A) MODELLO OPERATIVO

L’attività di “missione” e di erogazione avviene, al momento, unicamente in Etiopia. 

Alla stessa provvedono e sovrintendono direttamente Francesco e Nevia che, quando soggiornano in Etiopia, vivono all’interno del “Villaggio dei Bambini”.

Al momento i nostri interventi sono concretizzati attraverso: il “Villaggio dei Bambini”; il “Centro di Emergenza Alimentare”; i “progetti di lavoro” per la promozione della donna attraverso il lavoro femminile; l’aiuto a famiglie ed a persone bisognose, che si trovino in situazioni di particolare difficoltà, solitudine, abbandono, od i cui membri siano malati, invalidi, anziani, e non siano quindi in grado di lavorare; il sostegno di specifici progetti.

In relazione a quanto sopra ed ai settori di attività ai quali ci si rivolge, l’operatività si sviluppa secondo il seguente schema:

 

2.a.1) Tutela degli orfani abbandonati

L’attività viene svolta all’interno del “Villaggio dei Bambini”, dove gli orfani abbandonati vivono in permanenza, affidati legalmente a Francesco. Quelli abbandonati, dei quali non si ha alcuna notizia dei genitori, assumono anche il cognome “Francesco”, secondo la legge etiopica che attribuisce, come cognome, il nome di battesimo del padre.

Il “Villaggio dei bambini” è una struttura permanente dove vengono accolti ed ospitati orfani abbandonati, sia sani che malati fisicamente o mentalmente. Il Villaggio si compone di 16 casette (8 doppie), in ognuna delle quali vivono 6/8 bambini, con una donna locale che funge da tata.

Il progetto complessivo prevede che possano essere ospitati complessivamente fino a 100/120 bambini. Alla fine del 2015 erano ospitati circa 90 bambini, con età variabile da pochissimi giorni fino a 16/18 anni.

Le finalità che si perseguono sono dirette a far vivere ai bambini una infanzia ed un’adolescenza serene, in un ambiente familiare stabile, con figure parentali di riferimento e, conseguentemente, lo sviluppo di una capacità e sensibilità affettiva. 

Oltre all’aspetto affettivo, considerato fondamentale, i bambini sono assistiti sotto tutti gli altri aspetti: sanitario, igienico, educativo e scolastico.

Il “Villaggio” resterà così un punto di riferimento anche nella loro vita futura.

Su queste basi, essenziali per consentire un armonico sviluppo della persona, si inseriscono:

*) una educazione volta a sviluppare il senso di responsabilità;

*) una motivazione e finalizzazione degli studi;

*) un metodo di studio non mnemonico ma volto alla comprensione ed alla verifica della possibilità di applicazione ed utilizzo delle nozioni acquisite;

*) la comprensione, l’accettazione ed il rispetto di alcuni valori fondamentali e di alcune regole di comportamento per la vita quotidiana;

*) una evoluzione personale che permetta di effettuare le proprie scelte ed affrontare le problematiche di ogni genere in modo personale, motivato ed autonomo, prescindendo da ogni forma di condizionamento.

Recentemente, il governo etiopico ha emanato alcune direttive, in base alle quali chiede che i bambini ospitati in strutture simili alla nostra, vengano gradualmente reinseriti nel tessuto sociale e nelle famiglie di origine (parenti di vario grado), durante il periodo di chiusura delle scuole, ad eccezione ovviamente dei trovatelli.

 

2.a.2) Contrasto della denutrizione infantile;

L’attività viene svolta attraverso il “Centro di Emergenza Alimentare”, una struttura esistente all’interno del “Villaggio”, che consente di ospitare in modo permanente fino a 15/20 bambini denutriti, insieme alle loro mamme. L’età dei bambini varia dal periodo neonatale (casi nei quali la madre è morta di parto) ad un’età più avanzata (in genere uno o due anni, ma anche fino a tre o quattro anni) La denutrizione, nella maggior parte dei casi, deriva da situazioni contingenti (morte della madre, malattie, ecc). ovvero da situazioni di povertà familiare. 

La struttura, alla quale attendono tre esperte infermiere professionali locali, opera in modo semplice ma efficace, provvedendo a fornire ai bambini una alimentazione adeguata e bilanciata somministrata anche, ove necessario per i più deboli, attraverso sondini gastrici e flebo. 

L’assistenza alimentare ed infermieristica viene integrata, quando occorre, anche con l’intervento di un medico locale. Considerato il motivo del ricovero, la degenza è in genere piuttosto lunga e, mediamente, si aggira intorno ai 60/90 giorni.

Durante il ricovero si cerca di dare alle mamme, quasi sempre giovanissime, alcuni rudimenti di igiene ed alimentazione per evitare ricadute od analoghi problemi con gli altri figli.

L’assistenza medica, sanitaria e infermieristica viene prestata, ove richiesta, anche a favore di tutti i bambini esterni assistiti con il sostegno a distanza, che vivono presso le proprie famiglie di origine. Il “Centro” funge anche da infermeria per i bambini orfani che vivono all’interno del “Villaggio”. Nel tempo è divenuto anche un punto di riferimento per gran parte della popolazione che, nei casi di necessità, a volte si rivolge a noi. In tali casi forniamo, ove possibile, le prime cure, indirizzandoli poi, se del caso, al locale ospedale ovvero li seguiamo direttamente, quando si tratta di problematiche molto semplici. Tale assistenza si è recentemente implementata, con il sostegno al progetto di chirurgia pediatrica, nel quale sono coinvolti alcuni medici italiani che fanno base, per le visite, al nostro Villaggio, mentre svolgono poi l’attività chirurgica presso un ospedale di Mekellé.

 

2.a.3)Promozione culturale ed umana;

L’attività in questione è svolta non in modo specifico e diretto, ma attraverso le varie iniziative. 

Per i bambini orfani abbandonati, che vivono all’interno del Villaggio, si punta su una formazione mediante una educazione di tipo familiare, basata prima di tutto sulla creazione di un rapporto affettivo e, parallelamente, sulla sollecitazione del senso di responsabilità, comprensione del valore dello studio e della istruzione come mezzo di crescita umana; educazione igienico sanitaria ed alimentare, seguendo ciascuno degli orfanelli come si fa per un proprio figlio.

Per le donne che fanno parte dei “progetti di lavoro”, la promozione si ottiene sollecitando e sostenendo lo sviluppo del progetto, per una indipendenza economica, una maggiore fiducia nelle proprie capacità, una conseguente autonomia. 

I “progetti di lavoro” costituiscono una notevole opportunità, per le donne che vi partecipano. Riducono le situazioni di sfruttamento e la prostituzione come mezzo di sussistenza. Consentono di migliorare la situazione sanitaria e la qualità di vita. 

Combattono gli atteggiamenti legati all’attesa passiva di aiuti di tipo assistenzialistico, sollecitando invece le iniziative e le attività personali.

La validità del lavoro svolto e di tale tipo di approccio alla realtà locale, risulta dimostrata da alcune formali attestazioni di riconoscimento, rilasciateci dalle autorità etiopiche.

 

2.a.4) Istruzione;

L’istruzione dei bambini che vivono nel “Villaggio” è così strutturata.

I bambini in età prescolare (fino a sei anni), frequentano l’asilo/scuola materna che esiste all’interno del Villaggio, curato da due maestre locali che forniscono qualche rudimento di inglese, intrattengono i bambini con attività finalizzate allo sviluppo e coordinamento motorio, alla manualità, al riconoscimento delle forme, alla comprensione spazio temporale, alla correlazione di fatti, ecc. Successivamente i bambini frequentano la scuola pubblica fino al completamento del ciclo di studi (dodicesima classe) e, se manifestano attitudine ed interesse, anche la frequenza di ulteriori corsi professionali o di studi universitari.

Peraltro, all’interno del Villaggio, una delle finalità che si perseguono è quella di motivare e far comprendere come la frequenza della scuola costituisca una prospettiva per una migliore qualità di vita futura, di possibilità di lavoro, di sviluppo personale, insegnando un metodo di studio che non sia esclusivamente mnemonico ma consapevole, favorendo la capacità di collegamento e di pratica applicazione degli studi, che costituiscono pertanto una valida motivazione e interesse alla scuola.

Per i bambini che vivono presso le proprie famiglie e che, in larga parte, sono figli delle donne impegnate nei progetti di lavoro, ci si deve necessariamente limitare a controllare la frequenza della scuola, attraverso l’esibizione delle pagelle periodiche e di quella annuale. Si è comunque verificato che, risolti od attenuati i problemi di mera sussistenza e sopravvivenza, la frequenza della scuola da parte dei bambini, risulta assai elevata e che sono decisamente ridotti i casi nei quali i bambini perdono degli anni di studio per mancata od insufficiente frequenza della scuola, in quanto coinvolti in attività lavorative nei campi, dettate da esigenze familiari.

 

2.a.5) Assistenza alle famiglie più povere;

L’attività in questione, per la verità, non è la nostra principale. Peraltro, nel tempo, ci siamo trovati di fronte a situazioni particolari nelle quali abbiamo verificato che un aiuto avrebbe potuto consentire la frequenza della scuola da parte di alcuni bambini e soprattutto bambine, altrimenti destinate a rimanere analfabete perché obbligate a lavorare od a prendersi cura della casa e dei numerosi fratelli e sorelle, in sostituzione della madre, occupata in qualche lavoro per sostenere la numerosa famiglia. In tali casi, prevalentemente attraverso il sostegno a distanza, eroghiamo comunque gli aiuti che consentano di far fronte alle necessità primarie, cibo, casa, vestiario, cure e assistenza sanitaria, ecc. Ciò consente alle madri di poter dedicare il tempo necessario alla cura della famiglia, liberando perciò le bambine da lavori familiari e raggiungendo quindi, in concreto, le finalità che costituiscono le nostre priorità e la nostra “missione”: frequenza della scuola, alimentazione regolare, miglioramento dell’igiene, assistenza medica in caso di malattie, ecc.

L’aiuto viene prestato anche alle persone, bisognose ed impossibilitate al lavoro, che si trovino in situazioni di particolare difficoltà, solitudine od abbandono e non abbiano nessuno a cui rivolgersi.

 

2.a.6) Promozione della donna.

L’attività - che punta su una emancipazione economica, in grado di consentire alle donne una indipendenza ed autonomia, una coscienza delle proprie capacità, una fiducia in se stesse - viene svolta attraverso la creazione dei “progetti di lavoro”. Le donne si riuniscono tra loro in gruppi (una cooperativa informale) per gestire insieme un “progetto di lavoro”. 

I “progetti di lavoro” – che vanno dal piccolo bazar, alla lavanderia, all’allevamento di polli, alla vendita di spezie e uova, alla produzione di materassi, alla preparazione di colazioni per le scuole, alla gestione di un mulino, alla produzione e vendita di artigianato locale, alla coltivazione di ortaggi, ecc. – vengono proposti dalle donne o dalle autorità locali e nei medesimi sono privilegiate quelle donne che svolgono il ruolo di capo famiglia e si trovano in stato di necessità, ovvero quando il lavoro del marito non consenta di far fronte alle elementari esigenze del nucleo familiare, anche in relazione all’elevato numero di componenti del medesimo. 

I progetti di lavoro vengono sostenuti con una formula simile al microcredito, adattato alla realtà locale, e sono finanziati con una somma iniziale necessaria a consentire la prima operatività. Periodicamente si forniscono altri aiuti, verificando il funzionamento del progetto, l’effettivo impegno delle donne del gruppo e le concrete possibilità di futuro sviluppo. Il funzionamento è analogo a quello di una cooperativa con le donne che si attribuiscono o ripartiscono una retribuzione. Il nostro sostegno serve a consentire alle donne partecipanti di potersi ripartire il compenso per l’attività lavorativa, fino a quando il progetto non è in grado di sostenersi in modo autonomo. Il nostro sostegno è quindi decrescente nel tempo, mantenendo comunque un legame anche economico, per verificare che il progetto continui nel tempo. Motivi culturali (alcune donne sono analfabete, litigi per motivi estremamente futili, ecc.) ovvero situazioni familiari (nascita di un nuovo figlio, trasferimento in altra zona, malattie, ecc.) possono infatti minacciare seriamente la prosecuzione del progetto e la partecipazione al medesimo di tutte le donne, con necessità quindi di favorire la ricostituzione di un gruppo adeguato. Il progetto, tra l’altro, per come è strutturato, rappresenta una novità e non vi è quindi nessuna esperienza su come fronteggiare le difficoltà che il medesimo pone. Il legame con noi, consente di evitare o superare tali problematiche.

I risultati di tale tipo di sostegno sono molto incoraggianti. Alcuni gruppi difatti procedono speditamente e, dopo un periodo più o meno lungo, divengono sostanzialmente autonomi. Altri hanno bisogno di aiuto per lungo tempo ma, in ogni caso, consentono di dare alle donne una opportunità di lavoro ed una prospettiva futura. Non si deve dimenticare che spesso si tratta di donne che provengono dai villaggi e per le quali il solo fatto di partecipare ad un gruppo di lavoro organizzato, con necessità di integrarsi e coordinarsi con altre donne, rappresenta una novità assoluta, anche dal punto di vista culturale.

Il riuscire a farle integrare tra di loro, abituarle a una stabilità di impegno non è facile, ma costituisce un elemento chiave per ogni possibile sviluppo.

La validità del lavoro svolto e di tale tipo di approccio al problema della promozione femminile, inclusa la politica di esclusione delle donne miranti solo all’assistenzialismo, è attestato da riconoscimenti formali delle autorità locali, nonché dal particolare successo ottenuto da alcuni dei nostri gruppi di lavoro, che sono stati portati come esempio - anche attraverso servizi mandati in onda dalla televisione nazionale etiopica - di come gli aiuti, opportunamente finalizzati, consentano di ottenere risultati concreti, soddisfacenti e permanenti.

Il finanziamento di tali progetti di lavoro avviene, in linea di massima, attraverso il sostegno a distanza dei figli delle donne che partecipano agli stessi.

 

2.a.7) Creazione di opportunità di lavoro

L’attività è svolta, in modo prevalente, attraverso i “progetti di lavoro”, ampiamente illustrati nel paragrafo dedicato alla promozione della donna. In tali progetti sono occupate più di 220 donne.

A fianco dei “progetti di lavoro”, altre opportunità sono costituite dalle necessità derivanti dalle attività collegate alla gestione del “Villaggio”. Difatti lavorano nel Villaggio numerosi dipendenti (oltre 50) necessari a consentire il funzionamento del medesimo: guardiani, “mamies” (tate), giardinieri, donne delle pulizie, cuoche, infermiere, maestre per l’asilo, insegnanti di sostegno, persone addette alla nursery, nonché personale dello staff di direzione.

 

2.a.8) progetti di sviluppo sociale

Si tratta di un’attività che può apparire collaterale ma che, in realtà, risulta egualmente importante attraverso il sostegno di progetti di vario genere, che oltre a essere di aiuto alla popolazione locale, costituiscano anche un’occasione di lavoro, per uomini e donne. Lo sviluppo di tali progetti (cash for work) non è semplice, ma consente di ampliare i nostri interventi di aiuto ed assistenza. 

Nel 2012/14 si è finanziato e realizzato un importante progetto con la costruzione di una strada di 10 km, che mette in collegamento 14 villaggi, isolati tra i monti al confine con l’Eritrea, in precedenza privi di ogni possibilità di collegamento e di utilizzo di servizi sociali (sanitari, scuole, acquisto di beni primari, ecc.). E’ risultato un progetto doppiamente valido, perché nella costruzione è stata impiegata mano d’opera di tutti i villaggi interessati, attivando così, per tutti i beneficiari, anche la realizzazione di un progetto di cash for work.

Un ulteriore progetto attivato a inizio 2015 e che dovrebbe costituire una attività permanente, è l’apertura di un centro di cura della podoconiosi (elefantiasi del piede), malattia quasi totalmente sconosciuta, ma che crea situazioni anche di totale invalidità, in quanto, se non curata, può portare alla quasi totale perdita dell’uso delle gambe, quindi inabilità anche al lavoro. E’ una malattia che sopravviene in alcune zone con terreni contenenti specifici minerali che la provocano nelle persone che camminano senza scarpe. La cura è peraltro assai semplice, anche se molto lunga e prevede oltre all’uso delle scarpe (forniamo scarpe speciali) lavaggio delle gambe con acqua e disinfettante, applicazione di una crema emolliente (vaselina) e fasciatura degli arti. Il progetto, organizzato nel 2014, è divenuto operativo nel 2015 e, alla fine di tale anno, riusciva a curare circa100 persone.

Stiamo poi valutando altri progetti, per selezionare quelli che costituiscano fonte di reddito per le persone locali con miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali, nonchè sviluppo economico, sociale, culturale, sanitario. Si tratta di un insieme di fattori non facili da mettere insieme ma, d’altro canto, ci impegniamo al massimo per riuscire a promuove, sostenere e completare qualche ulteriore iniziativa.

Altri progetti, realizzati in passato, sono la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale di Adwa, la costruzione di una scuola per ciechi, la costruzione di un centro di aggregazione per i ragazzi di alcuni villaggi particolarmente isolati e disagiati, la costruzione di pozzi.

 

2.B) RACCOLTA FONDI

 

2.b.1) L’acquisizione delle risorse

I fondi necessari allo svolgimento dell’attività, provengono esclusivamente da offerte di privati, cittadini e imprese.

Per l’acquisizione delle risorse non è svolta alcuna attività commerciale; non si organizzano promozionali (raccolte fondi con cessione di omaggi, pubbliche sollecitazioni, giornate dedicate); non viene richiesto alcun finanziamento ad enti nazionali o sopranazionali, pubblici od istituzionali. Sono esclusi anche quei contributi legati ad aspetti pubblicitari o ad iniziative che colleghino il nostro nome all’acquisto di beni o servizi di altri soggetti. 

Tale modo di operare ci rende totalmente liberi da qualsiasi vincolo e da qualsiasi dipendenza legata a finanziamenti erogati da specifici soggetti. Questo si trasforma in libertà di azione, rapidità di decisioni e totale indipendenza da schemi e risultati prestabiliti, che condizionerebbero altrimenti la nostra attività e la nostra azione.

La politica della Fondazione non è quella di tendere ad aumentare le risorse attraverso campagne pubblicitarie o promozionali, ma di lasciare che la crescita e la diffusione della conoscenza dell’attività, sia legata unicamente al “passaparola”, ai risultati ottenuti ed all’eventuale interesse che alcuni “media” possano avere per la nostra attività. 

In tal senso dobbiamo rilevare che la migliore (ed unica) “pubblicità” sulla quale abbiamo potuto contare, è costituita dalle indagini pubblicate da Il Sole 24 Ore nel 2006 e nel 2008, che ci hanno dato una visibilità ed una credibilità assai importanti, ponendoci al primo posto, quale ente con la minore incidenza assoluta di spese generali, promozionali, ecc. (solo lo 0,5% dei proventi!)

Per il resto, la nostra visibilità e la conoscenza della Fondazione da parte di terzi, avviene attraverso il sito internet (www.jamesnonmorira.org), anch’esso aggiornato a cura dei fondatori.

 

2.b.2) Tipologia delle entrate

Considerato il nostro tipo di attività e le nostre scelte operative, la raccolta dei fondi, necessari allo svolgimento dell’attività, avviene attraverso:

*) sostegno a distanza dei bambini orfani che vivono all’interno del “Villaggio dei Bambini”;

*) sostegno a distanza di bambini esterni, che vivono con le loro famiglie di origine;

*) offerte finalizzate al sostegno del “Centro di Emergenza”;

*) offerte libere finalizzate al sostegno della nostra attività o a specifici progetti;

*) beni in natura utilizzati direttamente (pacchi di indumenti inviati in Etiopia dall’Italia).

Sostegni a distanza

I sostegni a distanza prevedono un impegno periodico, mantenuto nel tempo – trattasi comunque di impegno morale e non giuridico - e riguardano sia gli orfani che vivono all’interno del Villaggio, sia i bambini esterni, prevalentemente (non esclusivamente) figli delle donne impegnate nei “progetti di Lavoro”, ovvero delle persone che lavorano per il Villaggio. 

In tal modo vengono anche sostenuti e finanziati i “progetti di lavoro” e fronteggiati gli oneri per le retribuzioni delle persone che lavorano per il Villaggio.

Le modalità di gestione ed operative di tale tipo di sostegno, specifiche della nostra Fondazione, sono dettagliatamente illustrate nel sito web, alla sezione “sostegno a distanza”.

Offerte per il “Centro di Emergenza”

Sono quelle offerte specificamente destinate dal donatore, sia per importo che per indicazione, al sostegno dell’attività del “Centro di Emergenza”, quindi al funzionamento di tale struttura, dedicata a fronteggiare, in via permanente, il grave problema della denutrizione infantile.

Offerte libere

Si tratta di tutte le altre offerte, svincolate da ogni impegno di periodicità, e derivanti dalla decisione dei donatori che, in numero rilevante, ripetono le donazioni annualmente o con cadenze variabili. Molte di tali offerte sono legate a ricorrenze particolari (matrimoni, battesimi, comunioni, compleanni, anniversari, ecc.), chiedendo agli amici o partecipanti all’evento, di sostituire il denaro altrimenti speso per i regali, o le bomboniere con una donazione a nostro favore. 

Inoltre, in occasione delle festività natalizie, alcune aziende segnalano ai loro clienti di avere destinato a noi le somme altrimenti stanziate per omaggi di vario genere.

Altre persone scelgono, per motivazioni legate ad eventi personali ovvero per ricordare un loro caro, di “celebrare” questi momenti, con una offerta destinata a sostenere la nostra attività.

Beni in natura

Le donazioni di beni in natura sono costituite, prevalentemente, da abbigliamento per bambini, o da altri beni di consumo per l’attività del Villaggio, inviati da privati che spediscono i pacchi direttamente in Etiopia.

Inoltre, in passato, ci sono stati devoluti da aziende private, beni di un significativo valore economico, non utilizzabili direttamente nella nostra attività, ma che è stato possibile monetizzare.

 

2.b.3) Tipologia dei donatori

Da quanto sopra esposto si rileva che le donazioni provengono esclusivamente da privati od aziende. Difatti, per nostra scelta, non svolgiamo alcuna attività promozionale e pubblicitaria, affidandoci unicamente al passaparola. Inoltre non svolgiamo alcuna attività economica o commerciale, nè consentiamo l’utilizzo del nostro nome per scopi promozionali o pubblicitari per favorire la vendita di prodotti o servizi di terzi. Infine, non ci avvaliamo né richiediamo finanziamenti o contributi ad enti pubblici, nazionali o sopranazionali.

 

2.b.4) Rapporti con i donatori

Per i donatori, l’aspettativa fondamentale è di essere informati sulla destinazione ed utilizzo delle offerte e sull’ammontare delle stesse destinate alle finalità benefiche istituzionali. 

La risposta a queste aspettative viene data attraverso un riscontro diretto a ciascun donatore:

a)      per le offerte libere, con l’invio di una lettera personale di ringraziamento e di attestazione della somma ricevuta;

b)     per i sostegni a distanza, con l’invio annuale anche di una foto del bambino sostenuto e una scheda informativa sulla sua situazione familiare;

c)      per i sostegni a distanza dei bambini che vivono all’interno del Villaggio, con l’invio anche della “storia” del bambino, di come e perchè sia giunto al Villaggio, mentre le foto vengono rinnovate semestralmente.

Oltre a quanto sopra indicato, viene svolta una attività di informazione e coinvolgimento di tutti i sostenitori e donatori attraverso:

d)     l’invio, in occasione del Natale, di una lettera informativa sull’attività svolta; una sintesi del bilancio; una breve storia, denominata “Notte di Natale” (tutte rintracciabili sul sito); la foto rinnovata del bambino (solo nel caso di sostegno a distanza). 

e)      l’invio a mezzo internet, una o due volte all’anno, di “newsletters” (tutte rintracciabili sul sito) per aggiornare i donatori sull’attività svolta e renderli partecipi della stessa, al fine di facilitare una sensibilizzazione e comprensione delle problematiche esistenti nei luoghi e nelle realtà umane e sociali dove operiamo;

f)       contatti epistolari personali con coloro che ci scrivono per approfondimenti sulla nostra attività; volontariato e collaborazione; invio di indumenti od altri materiali; riflessioni su fatti, eventi o storie che comunichiamo con le newsletter o in qualsiasi altro modo

Peraltro si cerca sempre di privilegiare, nel rapporto con ciascun offerente, l’aspetto personale. Il nostro desiderio è difatti quello di avere una cerchia di sostenitori che condividano le nostre modalità di agire e le nostre finalità e che, pertanto, siano interessati anche ad un più stretto e personale rapporto. Ciò comporta quindi una corrispondenza diretta che, in moltissimi casi si arricchisce di dettagli e notizie personali, creando legami amicali e di condivisione che vanno ben al di là del puro e semplice rapporto economico della donazione, ma entrano in quello interpersonale, diretto ed amichevole, dando luogo ad un periodico e permanente scambio di corrispondenza. Molte lettere contengono non solo condivisione del nostro modo di operare, ma un vero coinvolgimento nell’attività, come testimoniato da tutti coloro che, scrivendo, si esprimono parlando della “nostra” fondazione o dei “nostri” bambini. 

 

2.C) GESTIONE PATRIMONIO

 

2.c.1) L’utilizzo delle risorse

La Fondazione ha come finalità quella di erogare tutti i fondi ricevuti, destinandoli alle attività della propria “mission”. 

Le donazioni ricevute vengono interamente destinate all’attività istituzionale. 

In tale ottica si comprende quindi l’assenza di qualsiasi spesa di amministrazione, pubblicitaria o promozionale. Ciò risulta attestato dalle indagini condotte da Il Sole 24 Ore e pubblicate nel Settembre 2006 e nel Febbraio 2008, in base alle quali la nostra Fondazione è risultata prima assoluta, tra quelle oggetto della indagine, avendo destinato alle finalità istituzionali, per l’anno 2004, ben il 99,6% delle risorse, con solo uno 0,4% di costi generali e, per l’anno 2006, il 99,5 delle risorse e lo 0,5 di costi generali. Negli anni successivi l’ammontare dei fondi destinati alle attività istituzionali è stato sempre superiore a tale percentuale (99,80 nel 2014 e 2015).

Una parte delle donazioni viene erogata direttamente nei progetti e nelle attività già in corso (progetti di lavoro, gestione del Villaggio, Centro di Emergenza, ecc.). 

Le somme che non sono immediatamente erogate, vengono accantonate in bilancio, ad appositi fondi, necessari per fronteggiare gli impegni futuri conseguenti alle finalità perseguite ed illustrate nel paragrafo “modello operativo”.

Si tratta del “fondo futuro bambini” e del “fondo impegni futuri”.

Il “fondo futuro bambini” è destinato a fronteggiare i costi connessi con la crescita dei bambini del Villaggio e con la loro futura indipendenza. 

La sua funzione è quella di costituire nel tempo quelle risorse che, man mano, dovranno essere poi utilizzate per assistere i bambini, quando cominceranno ad uscire dal Villaggio, come già sta avvenendo, cioè verso i 16/18 anni. Ai medesimi bisognerà garantire, a seconda dei casi, una casetta (da costruire) o un sostegno economico, in attesa che riescano a trovare un lavoro o ad avviare un’attività artigianale. 

Inoltre, per i bambini particolarmente versati a proseguire gli studi, si dovranno sostenere i costi di mantenimento agli studi universitari ovvero la frequenza delle scuole professionali di specializzazione, secondo le capacità, le tendenze e le doti di ciascuno di essi, oltre a provvedere al loro sostentamento per la durata degli studi.

Si tratta di impegni certi ed importanti, che si manifesteranno negli anni futuri, ma parte integrante e fondamentale del nostro intervento e per i quali occorre, annualmente, accantonare le necessarie risorse. Si sottolinea peraltro, che i primi bambini hanno appena raggiunto l’età prevista, per cui il problema ha iniziato a porsi, in vari modi e misure.

Difatti è del tutto ovvio che l’uscita dal Villaggio non potrà essere “automatica” ma sarà frutto di un percorso di assistenza per conseguire una graduale indipendenza e sicurezza, imparando a gestirsi e continuando ad avere il Villaggio come riferimento, sia a livello fisico che affettivo.

Alcuni bambini, appena usciti, ci hanno chiesto di essere impiegati nel Villaggio, in attesa di una loro futura sistemazione, per cui, vivono all’esterno mentre, durante il giorno, lavorano nel Villaggio come addetti alla cucina o come aiuti per l’amministrazione.

Il “Fondo impegni futuri” costituisce invece una sorta di “riserva destinata”, alla quale attingere per far fronte alle necessità gestionali ordinarie ma non periodiche, che non possano essere fronteggiate con le somme introitate annualmente, incluse le spese ordinarie e straordinarie di manutenzione.  Inoltre, a tale fondo si attinge per far fronte alle esigenze nascenti da quegli interventi non specificamente finanziati, legati ad iniziative o progetti che, nel tempo, vengono realizzati.

Le disponibilità finanziarie tempo per tempo esistenti, sono state impiegate prevalentemente in titoli di stato a tasso variabile, nonché in obbligazioni corporate, con tassi di interesse superiori, per migliorare la redditività finanziaria. 

A partire dall’avanzo netto dell’esercizio 2012 - costituito sostanzialmente dai proventi finanziari al netto dei costi generali – il medesimo è stato imputato al fondo riserva straordinaria, che si è deliberato di costituire, destinato ad accogliere gli avanzi anche dei futuri esercizi, al fine di creare, nel tempo, un patrimonio che permetta di poter contare su un significativo ammontare di proventi finanziari, tali da supportare, almeno parzialmente, i costi connessi agli interventi per la nostra attività istituzionale.

 

3) I RISULTATI CONSEGUITI

 

L’attività da noi svolta non può essere facilmente sintetizzata, a livello quantitativo. Tuttavia è possibile fornire un breve elenco dei principali risultati conseguiti.

*) Gli orfanelli che vivono in via permanente nel “Villaggio” sono più di 90. Di questi, circa i due terzi sono già stati adottati a distanza.

*) Per i bambini più piccoli abbiamo attivato, nel Villaggio, una pre-scuola materna.

*) I “gruppi di lavoro” sono più di 20 e vi lavorano più di 220 donne. Tre di tali gruppi sono stati premiati dalle autorità regionali etiopiche, per il loro impegno e per gli eccezionali risultati ottenuti.  

*) Nel “Centro di Emergenza” sono stati accolti, complessivamente, più di 500 bambini gravemente denutriti, molti dei quali anche seriamente ammalati (Tbc, polmonite, Aids, ecc) con il 94% di guarigioni. 

*) Attraverso la struttura del “Centro di Emergenza” è stata anche fornita assistenza gratuita (visite, medicine, ricoveri, ecc.) a circa 1200 persone. Di queste, diverse decine sono state inviate per le cure agli ospedali di Addis Ababa, Axum, Mekelle, Shiré, Wolisso, Sudan, sostenendo i costi di viaggio e soggiorno.

*) Realizzazione di una scuola per 100 bambini od adulti ciechi, unica nella zona.

*) Costruzione di una strada di collegamento per 14 villaggi altrimenti isolati (tra Alitena e Maga’Uma) nel distretto di Irob, nella zona più a nord della regione.

*) Rifacimento reparto pediatrico ospedale civile di Adwa;

*) Costruzione a Shiré di un capannone per ricovero profughi dall’Eritrea  

*) Costruzione di un centro sociale per giovani

*) Costruzione di quattro nuove aule e fornitura di sedie, banchi e cattedre, nella scuola pubblica di Adwa frequentata dai nostri bambini

*) Costruzione di alcuni pozzi per l’acqua

 *) Sostegno del progetto di chirurgia pediatrica

 *) Apertura e sostegno di un Centro di cura per malati di podoconiosi

 I dettagli di alcuni progetti sono indicati al punto 2.a.8

 

4) VALUTAZIONE E IMPATTO SOCIALE

 

La valutazione della nostra attività e l’impatto sociale della medesima, possono essere compresi esaminando alcuni fondamentali aspetti: i risultati conseguiti, la valutazione delle autorità locali, la valutazione degli stakeholders.

 

4.a) I risultati conseguiti

I risultati conseguiti, sotto l’aspetto quantitativo, sono sintetizzati nel precedente punto 3).

In questa sede evidenziamo tali risultati sotto l’aspetto qualitativo. 

Ciò che caratterizza il nostro operato, non è il raggiungimento di obiettivi quantitativi, in termini di bambini, donne od altre persone aiutate – elemento che ha comunque la propria valenza – ma il riuscire a “raggiungere” ed “incontrare” coloro che aiutiamo, per fornire, oltre al puro aiuto materiale, quel supporto affettivo e psicologico che consenta di stabilire un rapporto od un legame che vada al di là del sostegno economico, cercando di coinvolgere ogni aspetto della persona aiutata.

Così, per esemplificare:

  • I bambini orfani ospitati nel Villaggio, vivono nel medesimo, come in una unica grande famiglia, beneficiando anche dell’affetto che è alla base di ogni legame familiare e che consente un armonico e completo sviluppo della persona
  • La scuola per ciechi, che già concretamente opera, è l’unica nella zona, perché le altre esistenti sono lontane centinaia di chilometri e costituisce l’unica concreta opportunità, per i molti bambini e adulti ciechi, a causa di malattie come il tracoma (trascurato) e la bilarzia, di imparare a leggere e scrivere, ricevere un minimo di insegnamento, socializzare tra di loro, sfuggire ad una vita da mendicanti ed emarginati che altrimenti li attenderebbe. 
  • La ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa, ha consentito di risistemare e riadattare la struttura esistente vetusta e diroccata (costruita dagli italiani durante la guerra e l’occupazione dell’Etiopia) ed i relativi arredi, costruire servizi igienici adeguati, migliorando quindi nel suo complesso la situazione igienica del reparto e la sua vivibilità da parte dei piccoli pazienti e dei loro familiari
  • La costruzione di un centro di ritrovo per giovani, in una zona particolarmente disagiata e priva di ogni struttura, fornisce agli stessi la possibilità di incontrarsi, parlare, confrontarsi, ricevere notizie e stimoli dal mondo esterno.
  • Il Centro di Emergenza, che si trova all’interno del nostro Villaggio, costituisce un presidio sostanzialmente unico nella zona, e certamente fondamentale, per la sua specializzazione nel fronteggiare il problema della malnutrizione infantile, tanto che i bambini con le loro mamme, oltre che giungerci direttamente dai villaggi, ci vengono anche indirizzati dalla polizia, dall’ospedale, dall’ufficio affari sociali.
  • La costruzione della strada da Alitena a Magauma, che collega 14 villaggi isolati tra i monti al confine con l’Eritrea ha permesso di realizzare un importante progresso sociale per le popolazioni interessate, fornendo loro l’opportunità di accedere ai servizi sanitari e sociale e di favorire i rapporti e gli interscambi personali e commerciali.
  • I progetti di lavoro, riservati alle donne, costituiscono un importante strumento per la promozione della donna, la sua emancipazione ed indipendenza economica.
  • L’aiuto ed il sostegno di persone anziane, invalide, malate, sole od abbandonate è finalizzato a permettere alle medesime di poter avere una vita almeno dignitosa e di poter contare, al bisogno, su qualcuno cui rivolgersi per le proprie necessità o per i propri problemi di ogni genere.
  • Il Centro di cura per malati di podoconiosi, che a fine 2015 assisteva oltre 100 persone, costituisce un presidio che consente a chi è affetto da questa malattia, che ha anche pesanti risvolti sociali con una forma di ostracismo (impossibilità di partecipare a eventi pubblici, di frequentare le scuole o le funzioni religiose, ecc.).
  • Il sostegno del progetto di chirurgia pediatrica, che permette di consentire l’accesso a cure chirurgiche a bambini e ragazzi, affetti da malformazioni, malattie deturpanti, (labbro leporino, malformazioni dell’apparato urinario, ernie, cicatrici deturpanti, dita delle mani o dei piedi unite, ecc.), di essere sottoposti a interventi chirurgici che consentono di tornare alla normalità fisica ed estetica, oltre che psicologica.

 

4.b) Valutazione delle autorità locali            

Con le autorità etiopiche esiste un costante rapporto. 

Oltre all’invio di rendiconti trimestrali dell’attività svolta, è significativa la collaborazione creatasi e che si esplica anche con la segnalazione di casi e situazioni meritevoli del nostro intervento, la scelta concordata di progetti di lavoro, la realizzazione di progetti di interesse della comunità, l’invio di bambini abbandonati, ritrovati da qualcuno, che li ha segnalati alla polizia.

Consideriamo altamente significativo, a tale proposito, che le autorità etiopiche abbiamo voluto rilasciarci alcuni attestati formali di riconoscimento, in uno dei quali, in particolare, si dichiara di apprezzare l’attività svolta dalla nostra Fondazione affermando testualmente che la nostra opera è finalizzata a “... la crescita della qualità della vita;”- “ ... rendere i poveri sufficienti ed indipendenti dagli aiuti esterni;” - “ ... le buone relazioni e la cooperazione, in accordo con la politica del governo, tesa a cercare di risolvere il problema della povertà”.

Altri attestati di ringraziamento ci sono stati rilasciati per la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa, per il supporto fornito alla popolazione locale, per la costruzione della scuola per ciechi.

 L’Ufficio affari sociali femminile ha attestato il proprio ringraziamento per la “… diffusione della educazione specialmente in supporto delle donne” (tre dei “gruppi di lavoro”, sono stati premiati dalle autorità etiopiche per gli eccezionali risultati ottenuti e, sulla loro attività, sono stati girati dei filmati mandati in onda dalla televisione nazionale etiopica).

Inoltre, in occasione di un incontro con alcuni alti funzionari governativi, gli stessi hanno espresso apprezzamento soprattutto perché la nostra attività è particolarmente mirata a promuovere e stimolare la crescita umana delle persone e la loro indipendenza, evitando quelle forme di assistenzialismo che, invece, tendono a rendere le persone sempre più dipendenti dagli aiuti.

 

4.c) Gli stakeholders (o portatori di interessi)

Gli stakeholders sono le persone principalmente interessate, per diversi motivi, alla gestione delle risorse, ai risultati conseguiti, ai servizi ed ai benefici erogati.

Nel nostro caso si tratta, sostanzialmente, di due categorie: i donatori ed i beneficiari.

I donatori, in quanto interessati ad avere concreti riscontri sull’impiego delle donazioni effettuate, una informativa sulle attività svolte, i progetti realizzati ed i risultati conseguiti. 

Sotto questo aspetto, l’informativa è assai ampia, con l’invio di nesletters periodiche e in occasione del Natale, un’ampia informativa e rendiconto anche economico della gestione dei fondi ricevuti.

Per quanto concerne i beneficiari - costituiti dalle persone alle quali è rivolta l’attività della Fondazione e destinatari delle risorse - è evidente che l’interesse principale degli stessi sia costituito dal ricevimento degli aiuti, dalle modalità di erogazione, dalla utilità che i medesimi attribuiscono a tutto ciò che costituisce oggetto della nostra attività.

Nei loro confronti, il modo di operare e le finalità, risultano ampiamente illustrati in precedenza e, comunque, sono concretizzate nella gestione del Villaggio dei bambini (dedicato agli orfani); nella gestione del Centro di Emergenza (supporto a bambini denutriti); promozione della donna e sostegno delle famiglie (sostegno a distanza e progetti di lavoro); aiuti alla locale comunità (ristrutturazione reparto pediatrico dell’ospedale di Adwa e costruzione scuola per ciechi, strada per maga’uma, centro di cura podoconiosi, progetto di chirurgia pediatrica, ecc).

Abbiamo già illustrato, al precedente punto 4.b) i rapporti con le autorità locali e la loro valutazione.  In questa sede, pertanto, ci esprimiamo in ordine al rapporto con i beneficiari finali persone fisiche ed alla loro valutazione dell’aiuto ricevuto. È evidente come, trattandosi di soggetti in situazioni di estrema difficoltà (orfani, donne sole, famiglie numerose, anziani e malati, analfabeti, ecc.) non sia facile ricevere documentazione specifica, così come è da parte delle autorità locali.

Ci sembra invece che ciò che conta, per quanto concerne i beneficiari finali, sia costituito da “come ci vedono” gli stessi e come valutano il nostro modo di aiutare. Si rientra quindi in quelli che vengono definiti i valori intangibili, in quanto non rappresentati o non rappresentabili in elementi quantitativi, pur risultando concreti in relazione al benessere delle persone.

In questo senso è importante l’utilità dei progetti di lavoro, che donano alle donne la possibilità di rendersi indipendenti ed autonome, crescere nella comprensione della loro dignità, attraverso un lavoro. L’impatto di questi progetti nella riduzione non solo della povertà, ma anche della prostituzione come unica possibilità di sopravvivenza ed il miglioramento delle condizioni sanitarie, fanno parte di quei valori intangibili che esistono, anche non si toccano materialmente.

C’è al riguardo una lettera – ed è per noi particolarmente significativa, perchè scritta dalle donne di uno dei “progetti di lavoro” – con la quale le stesse hanno voluto esprimere la loro riconoscenza scrivendoci che “... all’inizio era come un sogno ... ora tutto è completamente cambiato ... stiamo camminando con le nostre gambe, realizzando un vero miglioramento e cambiamento ...”

Tenuto conto degli aspetti culturali e analfabetismo, è uno dei rari segni tangibili che è possibile ricevere. Gli altri sono segni personali e diretti, che si esprimono in occasione dei periodici incontri.

Come altrove esposto, la nostra attività non viene svolta con riferimento a parametri quantitativi, ma proprio con riferimento a parametri qualitativi, costituiti dal benessere della persona, di come l’aiuto fornito possa migliorare, in molti casi capovolgere, il modo di vita precedente.

La frase che abbiamo scelto per definire quello che cerchiamo di fare – aiutare a non aver più bisogno di aiuto – ci sembra significativa.

Pertanto, fermo restando che è nostro desiderio e nostra finalità aiutare comunque il maggior numero di persone, riteniamo fondamentale dare essenziale rilievo al “come” si aiuta, al beneficio non solo materiale, ma anche psicologico che la persona o la famiglia riceve, alle prospettive che si aprono, all’appoggio che possono avere da noi in caso di problemi familiari più gravi.

E, più ancora, al tentativo di stabilire - anche attraverso la differenza e difficoltà data dall’incontro di persone e culture assai diverse - un rapporto personale ed umano che ci permetta di “incontrare” tutti nel profondo di loro stessi, là dove le culture, i condizionamenti, l’età, le leggi, i pregiudizi, sono esclusi, perché là si incontrano soltanto i cuori, che rispondono ad altre leggi, iscritte nel profondo dell’animo di ciascun essere umano ed uguali per tutti.

A volte è solo uno sguardo, una stretta di mano, un sorriso, una carezza od un abbraccio, espressi in silenzio, che parlano al cuore, con un linguaggio che non ha bisogno di parole.

 

I versamenti possono essere effettuati a favore della:

“Fondazione James non morirà – onlus”

 

Con bonifico bancario presso

Banca del Fucino – Roma

IBAN: IT 37 T 03124 03210 0000 00238733

Swift code: BAUFITRRXXX

 

Credito Valtellinese – Roma

IBAN:  IT 71 Y 05216 03229 000000007103

Swift code: BPCVIT2S

 

Tramite posta con versamento sul

c/c postale  37182698       IBAN:  IT19T0760103200000037182698

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